Il Pd le sta provando tutte per convincere gli italiani a votare “no” al referendum, percependo che la tendenza degli elettori è quella di votare “sì” per cambiare una struttura che si è dimostrata non essere più efficace ed efficiente. Tra un mese e mezzo gli italiani saranno chiamati a dare la propria opinione sulla separazione delle carriere e mai come in queste settimane si sta assistendo a una propaganda sconnessa dal mondo reale da parte della sinistra, carica di distorsioni della realtà e di mistificazioni, oltre che di forzature, che non fa altro che spingere ancora di più i cittadini verso il “sì”. La sinistra è chiaramente in affanno, altrimenti non arriverebbe a paragonare chi voterà “sì” ai fascisti e alla destra radicale, anche perché ci sono esponenti della sinistra italiana che, ben lontani dalle posizioni definite “fasciste”, hanno confermato il loro appoggio a questo referendum.
“Loro votano sì”, scrive il Pd in uno degli ultimi post condivisi sul suo profilo ufficiale Instagram insieme al video di un’adunata di “presente” fatta da esponenti della destra radicale in qualche rievocazione non ben identificata. “Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e il 23 marzo vota no”, aggiunge il Partito democratico nella didascalia per rimarcare la distinzione tra chi vota sì, quindi fascista, e chi vota no, quindi democratico.
Il Pd, che rappresenta la sinistra istituzionale, ora va a replicare a Casapound che dai suoi canali lancia l’endorsement per l’appoggio al referendum: da quando un partito parlamentare sente l’esigenza di replicare a una compagine extraparlamentare senza preferenze e senza rappresentanze? Anche se in realtà tutto nasce dalla teoria di Travaglio esplicitata nell’editoriale di Marco Travaglio intitolato “Incensurati per il no”, al quale ha replicato il Comitato per il sì mostrando l’immagine dei picchiatori del poliziotto con sopra la scritta “loro votano no”.
Ma tant’è, si potrebbe ipotizzare che il post del Pd possa essere solo una pubblicazione provocatoria per i social, una boutade per qualche like in più che, per quanto non adeguata al ruolo di un partito istituzionale, online può anche essere considerata una forzatura tollerabile. Ma lo stesso concetto è stato espresso dal segretario del partito Elly Schlein in tv, durante un’intervista su La7 a DiMartedì: “Oggi stesso è arrivata una nota di Casapound, dei neofascisti, che dicono che votano sì e lo slogan è ‘falli piangere’: quindi mi sembra che quelli che votano sì non siano ben accompagnati”. Il parallelismo di Schlein, considerando il suo ruolo istituzionale, è forte e fuori luogo tanto che ha scatenato non poche polemiche non solo nel centrodestra ma anche internamente al Partito democratico, come dimostrano le parole di Pina Picierno: “La linea comunicativa del Pd che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista”. L’europarlamentare ha ribadito anche la sua intenzione di voto: “o voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti”.
Anche Elisabetta Gualmini, eletta al parlamento europeo con il Partito democratico e nel gruppo dei Socialisti e Democratici, ha usato parole molto dure contro la compagine di Elly Schlein: "Il video del Pd che dice che chi vota Si al referendum è un fascista raggiunge forse il punto più basso di qualsiasi polemica politica. Quindi chi sosteneva la mozione Martina nel 2019 e il programma del Pd nel 2022 erano tutti fascisti”. Stefano Ceccanti, impegnato con LibertàEguale nella campagna per il sì ha espresso altrettanti dubbi sulla dialettica scelta dal Pd, perché “da molti me lo posso aspettare, ma dalla campagna ufficiale di un partito serio e con cultura di governo come il Pd, no. Sarebbe bene che qualcuno vigilasse da qui in avanti”. Il presidente del partito Liberaldemocratico, Andrea Marcucci, ha ribadito che “la campagna di comunicazione del Pd e le dichiarazioni della segretaria, Elly Schlein, sul Referendum sulla giustizia sono riuscite a raggiungere il livello piu' basso della propaganda politica”.
E rivolgendosi ipoteticamente a Schlein chiede: “La segretaria sa che i padri nobili della riforma sulla separazione delle carriere sono tutti di sinistra? E lei stessa cosa ci faceva nel 2016 con CasaPound contro il superamento del bicameralismo?”