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I sostenitori del "Sì" battano un colpo

La pianta c'è ma va innaffiata, sennò si secca. La gente adora essere confortata sentendosi raccontare ciò che sa e pensa

I sostenitori del "Sì" battano un colpo
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Può vincere il No? Due mesi fa avrei risposto: neanche a parlarne. Oggi dico che il rischio c'è. Il 24 marzo? Non mi sorprenderebbe una vittoria del No, se la propaganda pro-Sì procedesse come sta facendo. Paranoia o fondata preoccupazione?

Eppure, nei sondaggi il SÌ è ampiamente in vantaggio, espresso non solo dall'elettorato di centrodestra ma pure da oltre un terzo di Pd e 5S.

A conferma della sensazione iniziale che la riforma sarebbe passata senza problemi. Però il 22 e 23 marzo non è un sondaggio telefonico. No, lì ci devi andare di persona e questo potrebbe fare tanta differenza. Ma non è solo questione di pigrizia, c'è di più.

Per cominciare, il bacino del Sì non poggia certo sui contenuti tecnici della riforma. Nessuno li conosce né li vuole conoscere. In ogni caso, non migliorerebbero in alcun modo l'erogazione della giustizia né il funzionamento del sistema giudiziario, che viene definito un potere ma per i cittadini è un servizio pubblico mantenuto coi soldi loro.

No, il vento del Sì viene dalla percezione diffusa che la qualità del sistema giudiziario sia bassa, molto bassa, e insoddisfacente, molto insoddisfacente.

Nel migliore dei casi, quando il contenuto del servizio è corretto, nel senso che condannano il colpevole e assolvono l'innocente, e anche la forma è accettabile, cioè non ti arrestano un giorno e poi si occupano di te dopo settimane, la fine del percorso arriva dopo così tanti anni da rendere irricevibile quello stesso buon servizio che altrimenti era accettabile.

Questo nel migliore dei casi. In quelli peggiori ti scontri con i veri limiti che hanno reso il nostro sistema giudiziario tanto indigesto. Incompetenza, scarsa conoscenza delle norme. Incapacità a organizzare e governare sia la fase istruttoria che lo svolgimento del processo. Scarsissimo rispetto per l'imputato, che fino a sentenza è innocente e come tale andrebbe trattato, con educazione e senza arroganza.

È questo che una larga parte dei cittadini pensa della magistratura ed è per questo che sarebbero orientati a votare SÌ, per mandare un messaggio forte e chiaro: non ne possiamo più, basta, scendete da lassù.

La pianta c'è ma va innaffiata, sennò si secca. La gente adora essere confortata sentendosi raccontare ciò che sa e pensa. Ma prima di tutto, la gente adora sentirsi raccontare, punto. Nessuno ama addormentarsi da solo, senza qualcuno che stia lì a vegliare. È vero, oggi c'è la TV. Appunto, chi trovi in TV? Loro, i sostenitori del No, con la sempre efficacissima propaganda: volete colpire l'indipendenza della magistratura, indebolire il bilanciamento dei poteri, proteggere il Governo, dittatura, colpo di Stato, fascismo. Non contrastano i tecnicismi della riforma, sui quali tanti sarebbero pure d'accordo, bensì difendono la magistratura come potere col sottinteso, ma neanche tanto, che c'è-rimasto-solo-quello.

Chi è incline al SÌ si sente come Nanni Moretti: "Dai D'Alema, di' qualcosa di sinistra". E quelli del Sì? Balbettano, si difendono, negano ogni accusa, si dicono buoni e disinteressati.

Il solito bambino col vestitino della festa che vuole farsi accettare a casa dei belli-e-buoni, quelli che fissano le regole.

Insomma, il rischio c'è se non si danno una mossa e capiscono due cose due. Primo, c'è una partita da giocare.

Quelli del No sono già in campo e sembrano gli All Blacks che danzano prima della gara: esprimono forza, unità e identità culturale.

Quelli del Sì stanno ancora nello spogliatoio. Secondo, il gioco è pro/contro lo strapotere autoreferenziale della magistratura: vuoi giocare o no?

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