Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due appartenenti al movimento anarchico vicino ad Alfredo Cospito e morti nel crollo del casale a Capanelle nel Parco degli Acquedotti a Roma, sembra stessero preparando un attacco, almeno secondo quanto ipotizzano gli investigatori ipotizzano. Gli stessi investigatori che, quando si trattò dell'attentato a Roberto Adinolfi, all'epoca amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, avvenuto il 7 maggio 2012 a Genova, segnalarono il profilo di Mercogliano, come appreso da Il Giornale. Analizzando, infatti, i tabulati telefonici di tutti gli indagati e il traffico dei possibili coinvolti, notarono che pochi mesi prima si trovavano a Torino sia lui sia Alfredo Cospito sia Nicola Gai (gli ultimi due poi condannati). Vennero spenti i cellulari di tutti e tre e, contemporaneamente, quella notte venne rubato a Genova uno scooter, lo stesso da cui spararono a volto coperto per uccidere Adinolfi e trovato abbandonato vicino a una scuola. I telefonini si riaccesero la mattina successiva a Bordighera, in Liguria, dove si trovava l'abitazione della compagna di Cospito, anche lei poi iscritta nel registro degli indagati. Altro elemento che il Gip all'epoca ignorò, non emettendo misure cautelari nei confronti di Mercogliano, riguarda un'intercettazione tra lui e Gai. La cabina telefonica da cui partì la chiamata era di Napoli (lui era originario di lì): «Sono Sandrone (il suo soprannome ndr), che tempo fa lì?». E Gai risposte: «Brutto tempo», anche se difficilmente si riferivano alle condizioni meteo, essendo il cielo sereno sopra Genova. Ma questi elementi, ignorati dal Gip, vennero presi in considerazione nell'indagine della Digos di Torino, «Scripta Manent» sulla cellula eversiva legata alla federazione anarchica internazionale Fai-Fri. Infatti, l'ex magistrato Antonio Rinaudo, pubblico ministero a Torino dal 1977 al 2018, che coordinò le inchieste su Cospito e gli attentati degli anarchici è sicuro: «Il gruppo di anarchici legato a Cospito non si è mai dissolto. Nulla di nuovo sotto il sole. I due stavano sicuramente preparando un attentato». Sentito da Il Giornale, Rinaudo spiega che «se si fossero presi in considerazione prima quegli elementi probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso, anche se con il senno di poi è certamente più semplice trarre delle conclusioni, ma questo è un elemento che deve far riflettere sulla centralità della separazione delle carriere, affinché fatti come questo non si verifichino in altre circostanze, affinché non ci siano altri eventi di questo calibro. Il pm deve essere strutturato e in grado di coordinare le indagini. E, siccome le coordina attraverso la polizia, è un requisito indispensabile che sappia dare le indicazioni investigative alla polizia giudiziaria. Anche perché poi il materiale probatorio lo dovrà gestire lui a dibattimento». E ha conosciuto, mentre indagava sul mondo anarchico, colleghi schierati ideologicamente e quindi più indulgenti? «Avevano un atteggiamento di maggiore tolleranza e comprensione, ma questo avviene fin dagli anni Ottanta con le Brigate Rosse. E ovviamente adesso ne paghiamo le conseguenze perché questa tolleranza verso movimenti antagonisti, che si stanno trasformando in organizzazioni criminali con una connotazione spiccatamente terroristica, porta al verificarsi di piani come quello che volevano realizzare le due vittime».
Mercogliano era stato arrestato nel 2016 e condannato in primo grado per associazione con finalità di terrorismo, poi assolto nel novembre 2020. Aveva anche precedenti nell'ambito di manifestazioni, per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali. Anche l'altra vittima, Sara Ardizzone, aveva precedenti per reati commessi nel corso di manifestazioni e per delitti aggravati dalla finalità di terrorismo. Volto noto dell'area anarchica romana, aveva letto in aula una dichiarazione in cui si definiva «nemica dello Stato» e rivendicava una visione di totale opposizione a ogni forma di potere istituzionale.
Era stata indagata anche nel 2021, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'Operazione Sibilla, e nel marzo del 2023 è stata sottoposta alla misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per l'aggressione del settembre 2022 controalcuni rappresentanti della Lega che stavano allestendo un gazebo elettorale a Marina di Carrara. Perché da Genova nessuno decise di approfondire il ruolo di Mercogliano ritenuto centrale dagli investigatori?