Il giorno dopo la manifestazione del 25 aprile di Milano è il momento di fare i conti e di capire cosa sia stato sbagliato. Fin dalle prime ore dei raduni, ben prima che fosse prevista la partenza del corteo, si percepivano lacune di organizzazione, tra gruppi che si posizionavano dove non avrebbero dovuto stare e cori poco istituzionali. Poi, alla partenza, la rottura: il corteo che si spezza in due, gruppi di Pro Pal che, a sorpresa, fanno irruzione e bloccano la Brigata Ebraica con insulti e minacce fino al punto in cui le forze dell’ordine portano all’esterno del corteo lo spezzone degli eredi della brigata dello Stato ebraico per far defluire il corteo verso le piazze designate. Una situazione inedita, che ha portato tensioni e polemiche, e che è indice estremo di un clima di intolleranza che non può essere ignorato. Un clima che si riverbera nello scontro tra la Comunità ebraica di Milano, assente in quanto tale perché era lo shabbat, e l’Anpi, da sempre tra le sigle riconoscibili del corteo.
L'Anpi "è dietro tutto questo, l'Anpi ha organizzato tutto questo perché sin dall'inizio aveva detto 'no agli ebrei al corteo'", ha dichiarato il presidente della comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, a margine della Cerimonia "Alleati, Partigiani, Brigata Ebraica". Parole molto dure e tranchant, figlie di una situazione allarmante per la città di Milano. L’antisemitismo dal 7 ottobre ha avuto un’evoluzione importante, una crescita esponenziale che si ritrova nelle aggressioni ai praticanti della religione ebraica che si trovano spesso nelle cronache, nei messaggi scritti sui muri e, ora, in questo attacco alla Brigata Ebraica. Meghnagi ha individuato nell’Anpi le responsabilità di quanto accaduto e ora dall’Anpi hanno voluto replicare, respingendo ogni addebito.
“Leggiamo le farneticanti dichiarazioni del presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi che ci accusa di fomentare l'antisemitismo. Sono dichiarazioni provocatorie, false e volutamente strumentali. Questo signore vuole così aumentare la tensione e creare nuove divisioni. Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale”, hanno dichiarato in una nota Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi e Primo Minelli, presidente Anpi provinciale di Milano. “La deve smettere di insultare, non ci può dire che siamo antisemiti, a differenza sua noi ricordiamo sempre il 25 aprile ed è disonesto”, ha aggiunto Minelli all’Ansa. “Non è successo niente di grave, ma abbiamo subito stigmatizzato quanto accaduto ieri e siamo i primi a condannare le frasi antisemite come quella delle saponette, non abbiamo titubanze nel farlo ma vanno capite le ragioni. Ero d'accordo con il presidente della Brigata Ebraica Davide Romano di non portare le bandiere, ci assicurano che non le porteranno e poi le portano, oltre alle foto di Trump, Netanyahu e lo scià Pahlavi”, ha aggiunto. Bisognerà ora capire cosa sia accaduto in quelle due ore in cui i Pro Pal hanno di fatto bloccato il corteo, impedendo alla Brigata Ebraica di proseguire nella sua marcia verso piazza del Duomo, dove si sarebbe unita allo spezzone ufficiale della manifestazione. Lo spezzone sociale, invece, aveva come destinazione piazza San Fedele, davanti alla Scala di Milano.
La Fiap, Federazione Italiana Associazioni Partigiane, con una nota relativa agli attacchi subiti ieri dagli ebrei in varie parti d’Italia, “condanna senza ambiguità e senza distinguo tutto questo”. Insultare oggi quei vessilli, scrive Fiap, “urlare ‘saponette mancate’ a una ragazzina dello Hashomer Hatzair – il movimento ebraico-socialista che guidò la rivolta del Ghetto di Varsavia nel 1943 – significa sputare sulle tombe dei nostri liberatori. Significa cancellare un pezzo della storia della Resistenza italiana. Lo abbiamo scritto e ribadito: il 25 aprile non può diventare un’arena geopolitica, né una piazza a inviti. Hanno diritto di cittadinanza le bandiere di chi stava allora, e sta oggi, dalla parte giusta della libertà. Non hanno titolo i simboli di chi stava dall’altra parte allora, e di chi dall’altra parte sta oggi”. La Fiap ha respinto le parole del presidente dell’Anpi sulle bandiere israeliane al corteo, “pur solidarizzando con la stessa Anpi per l’aggressione armata subita da due suoi militanti e sulla cui matrice va indagato senza indugio. Addossare alla vittima la colpa dell’aggressione è uno schema antico e sempre indegno. Lo è ancora di più quando lo si fa nel giorno della Liberazione, in nome dell’associazione che dovrebbe custodire la memoria di chi quella Liberazione la pagò con la vita”.
E ancora, quando si insultano i “giovani ebrei” e “i loro genitori”, si legge, “è antisemitismo nudo, lo stesso che credevamo confinato nelle pagine più nere della nostra storia. Travestirlo da antisionismo non serve a nasconderlo: serve solo a renderlo socialmente accettabile. Criticare anche duramente le politiche di un governo è legittimo e fa parte della vita democratica.
Negare il diritto all’esistenza di uno Stato, evocare i forni nazisti contro persone in carne e ossa, estenderne le responsabilità a cittadini italiani e scacciarli da una piazza pubblica perché ebrei: tutto questo non è critica politica. È odio, troppo spesso tollerato ed anche alimentato”.