"Un lusso che...". Ecco perché Landini ha licenziato il lavoratore

Dopo la scena muta di fronte le telecamere, il segretario della Cgil spiega che ha licenziato il portavoce del sindacato perché "è un lusso che non possiamo permetterci"

"Un lusso che...". Ecco perché Landini ha licenziato il lavoratore
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Dopo la scena muta che ha fatto Maurizio Landini, scappato di fronte all’inviato di Quarta Repubblica che gli chiedeva conto del dipendente Cgil licenziato dal sindacato con il jobs act, oggi il segretario generale, travolto dalle polemiche, ha cercato di rimediare alla figuraccia fatta di fronte alle telecamere, inviando un comunicato stampa. Ma la pezza è peggio del buco, e molto offensiva nei confronti del lavoratore licenziato, e di tutti gli altri. La Cgil due anni ha abolito la figura del portavoce del segretario generale, perché "è un lusso che non possiamo permetterci” ha detto Landini. E questo spiega il licenziamento di Massimo Gibelli, storico portavoce di Sergio Cofferati e Susanna Camusso. Licenziamento che secondo Landini non è arrivato attraverso il jobs act: “quando il comunicatore era stato assunto, la legge non c'era ancora”.

La storia è stata raccontata da Massimo Gibelli con un post su Facebook: "La Cgil mi ha licenziato il 4 luglio per giustificato motivo oggettivo dopo la soppressione nel 2021 dell'incarico di portavoce del segretario generale, voluta da Landini”, aveva spioegato il portavoce licenziato, affermando di essere stato mandato via dopo "quarant'anni passati nel sindacato", sulla base di riforma Fornero e Jobs Act, nonostante la "disponibilità a essere utilizzato ovunque si renda possibile". E ha annunciato che il licenziamento "è stato impugnato".

Intervistato dalla trasmissione di Nicola Porro, Landini, solitamente molto loquace difronte a tv e urlante di fronte ai microfoni, non ha spiaccicato una parola. Ma oggi si difende con una nota, senza possibilità di replica: "La Cgil ha proceduto ad una sua riorganizzazione interna - ha spiegato - e la scelta che è stata fatta è quella di non avere più la figura del portavoce. Nella riorganizzazione questo è un lusso che non possiamo più permetterci”. Quindi secondo il segretario della Cgil, un lavoratore è “un lusso che non possiamo permetterci”. Immaginate se un imprenditore, anzi un “padrone” come lo chiama Landini, o una multinazionale, o un politico di centrodestra, avesse detto che un lavoratore è “un lusso che non possiamo permetterci”. Landini avrebbe scatenato un putiferio.

E invece, ora che lo fa lui, è quasi una cosa normale: “Non a caso io non ho più nessun portavoce, quindi abbiamo semplicemente fatto una riorganizzazione che va in questa direzione, né più né meno”, e se per l’azienda quel lavoratore diventa un lusso, si taglia. "Siamo un'organizzazione che vive sul contributo economico degli iscritti - ha aggiunto il segretario generale -. E dobbiamo avere attenzione su come spendiamo i nostri soldi”. Un imprenditore di cosa vive, se non del suo lavoro?

Gibelli era entrato nell'ufficio stampa della Cgil piemontese nel 1983, con Fausto Bertinotti, fino a diventare portavoce di Sergio Cofferati.

Nel 2002 aveva seguito quest'ultimo nell'esperienza di sindaco di Bologna, per rientrare poi nel sindacato nel 2012 come portavoce prima di Susanna Camusso, e poi di Maurizio Landini finchè non l'ha mandato a casa in quanto "lusso".

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