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Lavitola voleva chiedere a Berlusconi un prestito di cinque milioni di euro

Il direttore de L'Avanti! conferma solo parzialmente le dichiarazioni della sorella, Maria, la quale aveva parlato di una richiesta di tale entità fatta all’ex premier: "Avevo intenzione di chiedere un prestito al Cav ma nessun ricatto"

Lavitola voleva chiedere a Berlusconi un prestito  di cinque milioni di euro

Mentre col passare del tempo aumentano i dubbi della procura di Bari sulla sussistenza del reato di induzione a mentire all’autorità giudiziaria ipotizzato a carico di Valter Lavitola e di Silvio Berlusconi, il direttore de L'Avanti! ha fornito nuovi dettagli nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Dario Gallo.

Secondo quanto si è appreso, Lavitola aveva intenzione di chiedere 5 milioni di euro all'ex premier a titolo di prestito, escludendo però che si trattasse di un tentativo di ricatto a Berlusconi.

Il direttore de L’Avanti ha confermato, ma solo in parte, una circostanza riferita ai pm durante le indagini dalla sorella, Maria Lavitola, la quale aveva parlato di una richiesta di tale entità fatta all’ex presidente del Consiglio. 

Lavitola, a quanto si è appreso, durante l’interrogatorio non ha manifestato astio, bensì un atteggiamento persino comprensivo, nei confronti delle persone che lo accusano, tra le quali la sorella e il commercialista Andrea Vetromile.

Intanto, a proposito delle indagini, il pm Pasquale Drago, che cura il fascicolo, ritiene ancora oggi - nonostante la pronuncia contraria di tre giudici (il tribunale di Riesame di Napoli, il gip e il tribunale della Libertà di Bari) - che non sussistano i gravi indizi di colpevolezza a carico del faccendiere e del Cavaliere

Sarà la Cassazione a dirimere la controversia giuridica il 27 aprile, quando sarà discusso l’appello della difesa di Lavitola che ha chiesto l’annullamento dell’arresto dell’ex direttore de L’Avanti!. Questi è accusato, in concorso con Berlusconi, di aver indotto Gianpaolo Tarantini, in cambio di almeno 500mila euro, a mentire negli interrogatori del 29 e 31 luglio 2009 ai pm che indagavano sulle escort che Gianpi ha portato a casa dell’allora premier, tra il 2008 e il 2009.

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