Da qualche tempo qualcuno ha fatto credere a Ilaria Salis di essere ciò che non è e i risultati sono dichiarazioni ancor più scomposte sui social e una sorta di convinzione di avere la verità in tasca. Salis non è un politico in senso tradizionale: ha saltato tutta la “gavetta”, se si escludono le militanze dei centri sociali che vien difficile considerare tali, ed è arrivata direttamente al parlamento europeo grazie a una candidatura “di fortuna” per uscire dalla prigione ungherese. Ed è forse questa sua inesperienza a dettare alcune dichiarazioni, che alimentano polemiche vuote, come quella che ha aperto con il sindaco di Cinisello Balsamo.
L’europarlamentare nei prossimi giorni sarà nella città alle porte di Milano per un incontro organizzato dal circolo locale Avs sulla remigrazione: un appuntamento che, non troppo casualmente, è stato fissato alla vigilia del meeting sulla remigrazione fissato per il 18 aprile a Milano, per il quale è stato indetto un referendum popolare al sindaco di Cinisello chiedendogli di non partecipare. In questo contesto si inserisce la polemica. “Ilaria Salis a Cinisello Balsamo? No, grazie. Fanno una petizione per impedirmi di partecipare a un evento sulla remigrazione. Poi invitano a Cinisello Balsamo chi giustifica illegalità e occupazioni. Questa è la contraddizione della sinistra”, ha dichiarato il sindaco Giacomo Ghilardi.
Una dichiarazione politicamente forte ma da inserire nel contesto della precedente polemica di Avs (partito di Salis) per non farlo partecipare all’incontro di Milano. “Il Sindaco Giacomo Ghilardi, in perfetto stile leghista, si atteggia a sceriffo della città. A lui rispondo con chiarezza: pensi a fare il suo lavoro di amministratore – mi dicono che ce ne sarebbe un gran bisogno – e rispetti il voto democratico di decine di migliaia di cittadini”, ha replicato stizzita Salis. “Io, a differenza di molti del suo campo politico, mi riconosco pienamente nei valori antifascisti della nostra Costituzione, per cui gli unici veri stranieri della Repubblica sono i razzisti e i suprematisti”, ha proseguito. Ora, l’europarlamentare dovrebbe dire esplicitamente a chi si riferisce quando parla di “razzisti e suprematisti”, perché altrimenti è facile lanciare il sasso e nascondere la mano.
“Sindaco, rispetti la storia di Cinisello: una città costruita dalle migrazioni, ieri come oggi. Operai arrivati dal Sud Italia e dal Veneto, lavoratori giunti da tutta Europa e oltre. È questa la comunità che noi vogliamo difendere. No alla remigrazione”, è la conclusione di Salis. E diventata pratica comune associare le migrazioni italiane dal Sud al Nord Italia con quelle provenienti dai confini esterni. Ed è difficile credere che chi calca la mano su questo tema non si renda conto della forzatura di una simile associazione, specialmente quando viene utilizzata come grimaldello ideologico per scardinare il concetto stesso di confine e di legalità. Paragonare il flusso migratorio interno iniziato negli anni Cinquanta e Sessanta, composto da cittadini italiani che si spostavano all'interno del proprio Stato per alimentare il boom economico, alla gestione complessa e spesso incontrollata dei flussi migratori internazionali odierni, non è solo un errore storico: è una manipolazione funzionale a una precisa narrazione politica.
Inoltre, Salis chiede rispetto per il “voto democratico” che l'ha portata a Bruxelles, ma sembra mostrare scarsa considerazione per lo stesso principio quando si tratta di un amministratore di segno opposto che cerca di tutelare la propria comunità, anch’egli votato dai cittadini ma, a differenza sua, con un preciso programma politico letto e approvato dalla maggioranza dei residenti che lo hanno eletto.