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Leonardo Del Vecchio dalla Gruber: "Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo. Io sempre per la stampa libera"

Sull'eredità: "Quella di Berlusconi è un esempio di successione ben riuscita". Sulla politica: "Ho votato sia Renzi che Meloni in passato". Il suo progetto nell'editoria: "Voglio costruire una media company"

Leonardo Del Vecchio dalla Gruber: "Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo. Io sempre per la stampa libera"
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Lunga intervista di Lilli Gruber, nello studio di Otto e mezzo (La7), all'imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, presidente di LMDV Capital. Diversi i i temi trattati: l'impegno nell'editoria, l'eredità di suo padre, la politica (italiana e internazionale) e altre questioni personali.

L'eredità ancora da dividere

"A livello tecnico, siamo sei eredi - risponde Del Vecchio a una precisa domanda della Gruber -. Gli altri tre eredi hanno deciso di avvalersi del beneficio di inventario. Io ho accettato in maniera nuda e cruda l'eredità di mio padre. Non mi sento un eroe, mi sembra il minimo". Poi osserva che "quella di Berlusconi (la successione, ndr) è un esempio di successione ben riuscita. La differenza di età e la lontananza dei nuclei familiari rendono le cose per noi più complesse", prosegue Del Vecchio.""Un imprenditore autonomo come me si concentra più sul fare piuttosto che sul pubblicizzare quello in cui investe e i risultati. Posso capire che facciano più notizia il gossip e le cronache rosa ma penso che in questi anni ci siano stati molti risultati".

Imprenditore da tre anni

"Il mio percorso come imprenditore autonomo - spiega Del Vecchio - è iniziato poco più di tre anni fa. Ho trentun anni, ma lavoro da quando ne ho ventuno, ho iniziato in un negozio di occhiali. Ho avuto la possibilità di vedere tutti gli aspetti della grandissima azienda che mio padre ha creato. Penso che mio padre sarebbe contento di questi ultimi quattro anni. Ma anche prima, altrimenti non sarei stato scelto per stargli accanto all'interno dell'azienda. I valori che mi ha insegnato? Il valore umano, che il cuore delle aziende sono le persone che rendono possibile il successo e la creazione di grandi campioni".

La politica

Incalzato dalla Gruber l'imprenditore affronta il tema politica. "Ho votato sia Renzi che Meloni in passato. Mi piace l'Italia di questi tre anni e mezzo di governo. Posso dire che se non mi fossi sentito stabile nell'investire in Italia non lo avrei fatto. Questa stabilità è anche parte del governo". Non risponde invece a una domanda sul gradimento per il presidente americano: "La domanda è perché si è arrivati a un certo tipo di politiche e atti di forza, è per una mancanza di unità e forza di un'unione che ancora non si vede dell'Europa, se fosse stata più unita non ci sarebbe stato questo spazio per Trump". Non è un invito a nazionalisti e populisti, precisa rispondendo alla Gruber: "Sono per un'Europa unita".

L'impegno nell'editoria e Gedi

Racconta la sua scommessa sull'editoria e la sua strategia. "Sono sempre dalla parte dell'informazione libera - afferma Del Vecchio -. Ho sempre rispettato il dna delle aziende, altrimenti significherebbe snaturarle. Giornali e editoria non sono paragonabili a occhiali e frigoriferi, ma gruppi editoriali importanti lo sono diventati grazie al loro dna, alle firme e ai loro giornalisti". Gruber stuzzica Del Vecchio sulla mancata acquisizione di Gedi: "Nel libero mercato un venditore ha libertà di scegliere il suo acquirente. Elkann ha preso la sua decisione". Sul suo obiettivo nel mondo dell'editoria sembra avere le idee chiare: "Voglio costruire una media company, ho già acquisito Fm specializzata in strategic manager con una sua blockchain nativa, sto costruendo il resto dei pilastri, ci sono delle trattative in corso di cui non posso parlare, ma è lì che voglio arrivare, a una media company".

L'ingresso nel Giornale

Quando Massimo Giannini prova a incalzarlo dicendogli che passare dall'interesse per Repubblica a quello, poi concretizzatosi con l'acquisto del 30% delle quote del Giornale, può apparire come un cambio di linea poco comprensibile, Del Vecchio con estrema calma spiega: "Il mio cuore sta dalla parte di un'informazione libera e del pluralismo, ma pochi sanno che tutto è iniziato proprio con la trattativa per il Giornale". E prosegue: "Se si pensa al Giornale, è l'ex Giornale di Montanelli. Pochi sanno che tutto è iniziato proprio con la trattativa per il Giornale. L'offerta a Gedi è stata successiva, in un percorso prestabilito un anno prima. Sono sempre dalla parte dell'informazione libera. Ho sempre rispettato il dna delle aziende, altrimenti significherebbe snaturarla. Giornali ed editoria non sono paragonabili a occhiali e frigoriferi, ma gruppi editoriali importanti lo sono diventati grazie al loro dna, alle firme e ai loro giornalisti".

"La tv? Non corro troppo"

Del Vecchio frena ma non esclude in futuro di poter acquistare anche una televisione. "Mi è sempre stato detto che corro troppo, ma prima di fare un ulteriore passo come comprare una televisione è meglio aspettare, dato che non sono ancora entrato formalmente nell'editoria". La decisione di investire nell'editoria, aggiunge l'imprenditore, "nasce perché credo molto nell'informazione vera. Ho notato che le nuove generazioni traggono soluzioni e risposte da mezzi non autorevoli, cosa che reputo essere un potenziale pericolo per il futuro. Lo faccio perché mia figlia possa avere un giorno le informazione da firme autorevoli e non da tiktoker".

L'incidente in auto

L'erede del patron di Luxottica risponde anche sull'incidente avvenuto mentre era alla guida della sua Ferrari sulla tangenziale di Milano, per cui è indagato per le ipotesi di sostituzione di persona in concorso e omissione di soccorso: "Dopo essermi accertato dell'arrivo dei soccorsi, per non fare omissione di soccorso, ho chiamato l'autista perché aspettasse la polizia che dopo un'ora e mezza non era ancora arrivata e io avevo un impegno di lavoro, non per mettersi alla guida"

Le banche

Del Vecchio si sofferma anche sul caso Generali, Mps-Mediobanca. "Il sogno di mio padre - spiega - era creare un campione italiano capace di competere con le principali banche europee. Non c'è assolutamente stato concerto tra i soci.

Delfin e Caltagirone sono investitori di lungo periodo e termine" e "quando uno Stato salva un'azienda coi soldi dei contribuenti e poi riesce a metterla in piedi, ha fatto esattamente quello che uno Stato dovrebbe fare".

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