Ci siamo trovati per ventiquattro ore nel Paese dove si indaga per omicidio volontario un poliziotto che ha sparato per difendersi da un criminale che, anziché alzare le mani, impugnava un revolver (dicono a salve, ma - diceva quello - di notte tutte le vacche sono nere). Quando l'unica cosa volontaria di quella scena era il delinquente, la sua famiglia, le sue abitudini. Lassù in Svizzera, invece, nel Paese modello, quello che ci racconta meraviglie di sé e giudica tutti gli altri, si indagano per omicidio colposo i titolari di un bar dove sono morte fra le fiamme e i veleni sprigionati da un incendio quaranta persone, quasi tutte giovanissime, quasi tutte minorenni. È chiaro che in un mondo così qualcosa non funziona. E se finalmente in Svizzera hanno capito che devono fare delle indagini serie, insieme all'Italia che le ha pretese, perché in gioco c'è la reputazione di un Paese intero, speriamo che in Italia la sinistra capisca che sulla sicurezza è inutile fare propaganda o sciacallaggio. Qualcuno ha riempito il Paese di delinquenti, in larga parte immigrati clandestini, e non se ne può più. Le forze dell'ordine devono essere dotate della protezione giudiziaria che consenta loro di svolgere il proprio lavoro. Non perché sono dei supereroi, ma proprio per il contrario. Perché sono esseri umani.
E nel mondo degli umani, qui sulla terra, un poliziotto che spara a un criminale che non si ferma o non si mostra collaborativo non commette nessun reato. Mentre se un locale va a fuoco e muoiono decine di persone per omissioni e comportamenti sbagliati, quella è una strage.