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La macchina del fango contro il centrodestra: bufale per coprire i legami tra M5s e la cupola di Hamas

Il Fatto Quotidiano equipara i selfie casuali di Salvini e Gasparri con Sulaiman Hijazi ai rapporti strutturati dell’opposizione con figure oggi indagate per terrorismo. Ma contesti, luoghi e comportamenti raccontano due storie molto diverse

La macchina del fango contro il centrodestra: bufale per coprire i legami tra M5s e la cupola di Hamas
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Il Fatto Quotidiano prova a confondere le acque sui rapporti intrattenuti dai politici dell’opposizione con Sulaiman Hijazi, indagato nella maxi inchiesta sulla cupola di Hamas in Italia. Andrea Scanzi scrive su Facebook “ve le ricordate le polemiche sui selfie con “l’amico di Hamas”? Ecco: ora si scopre che anche quei geni di Gasparri e Salvini sono stati immortalati con il Pro-Pal indagato per terrorismo”. Dopo mesi in cui nessuno di loro ha detto una sola parola relativamente ai rapporti dei 5 Stelle con Hijazi e con Mohammad Hannoun, in carcere con l’accusa di essere il vertice del terrorismo palestinese, ora ci provano omettendo contesti e differenze. Primo: le foto di Hijazi con il vicepremier della Lega Matteo Salvini e con il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri sono avvenute per caso, in mezzo alla strada come lo stesso avvocato di Hijazi spiega e ammette su Il Fatto.

Il quotidiano diretto da Marco Travaglio, in un articolo firmato da Thomas Mackinson scrive che è stato chiesto conto di quelle foto a Luca Bauccio (avvocato di Hijazi) e sottolinea come non ci sia stato nessun incontro riservato, nessun rapporto personale, nessun appuntamento: “Solo incroci casuali in luoghi pubblici”, dice Bauccio. E ancora Il Fatto: “Con Salvini l’incontro avviene per caso a Roma nel 2021, in pieno periodo Covid, davanti al ristorante Giolitti. Hijazi si presenta con nome e cognome e pone una domanda politica: il riconoscimento dello Stato di Palestina. Salvini risponde: ‘Sono per due popoli, due Stati’. Fine dell’interazione. Con Gasparri l’incontro avviene davanti al Senato, sempre in modo occasionale. Alla stessa domanda, la risposta è: ‘Ci stiamo impegnando’. Nessun seguito, nessun contatto, nessun rapporto”.

Ci sono diversi elementi distorti in questa narrazione che non regge nemmeno per un istante: le fotografie che abbiamo mostrato con Nicola Fratoianni di Avs, con Stefania Ascari dei 5 Stelle, con l’ex grillino Alessandro Di Battista, con l’europarlamentare Gaetano Pedullà sono avvenute anche e soprattutto nelle sedi delle nostra istituzioni: eventi alla Camera, missioni di Ascari e Di Battista con l’associazione di Hannoun oggi al centro dell’inchiesta, la Abspp, con cui sarebbero stati dirottati milioni e milioni di euro ad Hamas, Pedullà ha parlato proprio da una manifestazione di Hannoun e, kefiah al collo, si è fatto fotografare con lui non per caso. E, addirittura, riunioni con deputati che vengono dettagliatamente descritti, con foto allegate, sul sito InfoPal diretto da Angela Lano (anche lei indagata).

Ma, soprattutto, Lega e Forza Italia hanno da subito contestato in ogni sede questi personaggi: interrogazioni parlamentari, pieno sostegno alla campagna giornalistica, dichiarazioni di distanza da un mondo che non hanno mai sostenuto. Cosa che invece non è arrivata dall’opposizione.

La differenza è sostanziale, lapalissiana, ma forse fa più comodo far credere che sia tutto un unico calderone. La sostanza non cambia: da un lato ci sono due foto fatte per caso in mezzo alla strada. Dall’altro ci sono rapporti che ancora, dopo mesi, non hanno spiegato. Sarà un caso questo lungo silenzio?

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