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Migranti, Sea-Watch attacca Piantedosi: “Ridicolo ricevere lezioni di diritto internazionale da lui”

È un intervento scomposto e anche provocatorio sul piano personale quello di Sea-Watch contro il titolare del Viminale, definito dalla Ong “inadeguato, pericoloso e disumano”

Migranti, Sea-Watch attacca Piantedosi: “Ridicolo ricevere lezioni di diritto internazionale da lui”
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L’Ong Sea-Watch, a seguito del fermo nave di 45 giorni dell’imbarcazione Aurora dopo un recupero di migranti da una piattaforma abbandonata tra Tunisia e Libia, ha risposto in maniera scomposta al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale nelle ultime ore ha sottolineato che la Ong, “ancora una volta non ha rispettato gli obblighi previsti per le operazioni di salvataggio in mare. Un’altra grave violazione del diritto internazionale che impone di coordinarsi con le competenti autorità statali. Le leggi si rispettano”.

Ma da parte sua l’Ong ha replicato con toni inauditi, coinvolgendo le vicende personali del ministro e dichiarando che avrebbero potuto “rispondere con una battuta sul gossip che circonda un ministro inadeguato, pericoloso e disumano”. Sostengono che sia “ridicolo ricevere lezioni di diritto internazionale da lei, ministro Piantedosi” perché “la nostra nave è detenuta per aver giustamente disobbedito alla legge che lo stesso Ministro ha inventato per schiacciare il diritto e criminalizzare la solidarietà in mare”. È una sequela di dichiarazioni talmente improbabili da risultare difficile perfino confutarle, perché che una Ong tedesca che si occupa di recuperare i migranti nel Mediterraneo pretenda di salire in cattedra per insegnare a un ministro della Repubblica cosa sia il diritto è paradossale. E lo è ancora di più considerando che la Ong è tedesca e che da queste frasi sembra che voglia interferire, come accade spesso, con il sistema legislativo di uno Stato Sovrano.

Rivendichiamo le nostre azioni e affronteremo anche questa punizione ingiusta: la società civile non accetta di crogiolarsi nell’impunità. Mentre le nostre navi sono bloccate dai giochetti di potere del governo, in mare le persone muoiono: abbandonate, di stenti, di freddo, annegate. Si stimano oltre 1500 morti e dispersi da inizio anno. In molti casi, non è ‘Stato’ il mare”, scrive ancora l’organizzazione. Le leggi, anche se non piacciono, anche se non condivise, si rispettano e nessuno può pensare di poter agire al di sopra della legge perché ritiene la sua una causa superiore.

Purtroppo le Ong, quasi tutte straniere, per lo più tedesche, sono state abituate per anni ad agire indisturbate tra le ampie maglie del diritto internazionale e della Convenzione di Dublino, entrambi generati quando ancora non esisteva il fenomeno delle navi che andavano per mare con lo scopo primario di recuperare migranti. I governi che hanno preceduto questo non sono stati incisivi nel contrasto e ora che il blocco navale è diventato realtà in Italia, le Ong prendono di mira sul personale il ministro dell’Interno.

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