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"Il Msi non fu solo reduci. Così vogliono estromettere Fratelli d'Italia"

Il sindaco di L'Aquila, Pierluigi Biondi, già esponente del Fronte della Gioventù: "Da sinistra cultura della cancellazione"

"Il Msi non fu solo reduci. Così vogliono delegittimare Fdi" Esclusiva

Il ricordo del Movimento Sociale Italiano, le solite polemiche, la richiesta di dimissioni avanzata dalle opposizioni nei confronti di Ignazio La Russa. Ben 76 anni dopo, siamo ancora qui a chiederci se la destra ha “diritto di cittadinanza” in questa democrazia. Già militante del Fronte della Gioventù e poi esponente di Alleanza Nazionale, l’attuale sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, si dice “stupito” dal “riemergere di una cultura della cancellazione” che vorrebbe sbianchettare un grosso pezzo di storia della destra.

Sindaco, è bastato un post del presidente del Senato e di nuovo si è scatenato un putiferio.

“Se la principale caratteristica della democrazia è la sovranità popolare esercitata attraverso il voto libero, mi stupisce che si voglia estromettere dalla storia istituzionale della nostra Nazione un partito come il Movimento sociale che per mezzo secolo ha rappresentato un pezzo importante dell’elettorato italiano. Dalla sua fondazione allo scioglimento, infatti, tranne nell’esordio delle politiche del ‘48, ha intercettato stabilmente un consenso tra il milione e mezzo e i due milioni di voti, con punte di quasi tre milioni nel 1972”.

Però, dicono i detrattori, il Msi ha le sue radici nella Repubblica sociale italiana…

"Rispondo citando alcune frasi scritte da Piero Sansonetti, il quale ha dimostrato una certa dose di onestà intellettuale per chi proviene da una tradizione di sinistra: ‘Il Msi fu un partito vero, di massa, democratico, che diede rappresentanza all'estrema destra e al popolo nostalgico del fascismo. Diede ricchezza alla democrazia. La rese più piena. Fece grandi battaglie. Alcune, credo, giuste. Molte sbagliate e reazionarie. Le perse tutte. Non è un demerito’”.

Insomma: lei dice no all’equazione fascismo uguale Msi uguale Fdi?

“Sta proprio lì il punto: cercare di ridurre il Msi a una prosecuzione sotto altre forme del fascismo, intesa a far covare sotto la cenere sentimenti odiosi come il razzismo o l’antisemitismo - come pure si è sentito dire da alcuni. È tutto storicamente errato, ingeneroso e fuorviante. Il Msi fu qualcosa di molto più complesso di un generico ‘partito dei reduci’, per le sue sezioni sono passati intellettuali, giornalisti e professionisti di rango, il dibattito interno è stato approfondito e fervido di idee, all’interno della sua classe dirigente e parlamentare si sono espresse figure autorevoli, dalle sue fila e tra quelle dei suoi movimenti giovanili, il Fronte della gioventù e il Fronte universitario d’azione nazionale, sono usciti una premier, un presidente del Senato e uno della Camera, ministri, esponenti di governo, due presidenti di regione, senza contare centinaia e centinaia tra parlamentari, consiglieri regionali, presidenti di provincia, sindaci e amministratori locali”.

Tra gli intellettuali penso a Pietrangelo Buttafuoco.

“Esatto. E proprio Buttafuoco qualche tempo fa ha detto: 'Il Msi ha avuto la capacità straordinaria di essere una fornace attiva e viva per tutti gli anni in cui è esistito, una vivacità intellettuale che non ha più avuto né An né il Pdl. Il nostro era un mondo straordinario e imprevedibile che poteva sostenere tutto e il contrario di tutto da quella posizione di accerchiamento in cui viveva, per la necessità di sopravvivere a tutto, anche ai momenti tragici’”.

Anche Giorgia Meloni ieri si è chiesta “come mai un partito che era presentabile 40 anni fa, tanto da partecipare alle elezioni dei presidenti della Repubblica, non dovrebbe esserlo oggi”. Vede anche lei questo “gioco al rilancio” che chiede a Fdi sempre una “abiura” in più?

“Certo. Questo è lo schema: alzare sempre di più l’asticella per far passare il concetto che l’esistenza stessa di un partito che si rifà alla tradizione della destra democratica sia un’anomalia del ‘sistema’. Invece, da persone intelligenti e innamorate del nostro Paese, dovremmo puntare a un obiettivo molto più ambizioso: utilizzare l’occasione storica della prima presidente del Consiglio che viene da quel mondo, legittimata dal voto di un italiano su quattro, per chiudere idealmente il percorso iniziato nel giugno del 1984 quando, in via delle Botteghe Oscure, due comunisti tutti d’un pezzo come Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti attraversarono la folla in fila per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer per accogliere Giorgio Almirante, allora segretario del Msi, e accompagnarlo al cospetto dell’uomo con cui si era dato battaglia in Parlamento senza mai considerarlo un nemico”.

Pierluigi Biondi, sindaco di L'Aquila

Non negherà però che ci sono state nella storia del Msi prima e di An poi episodi nostalgici.

“Non sono mancati certo gli errori, né i personaggi macchiettistici, tantomeno gli episodi di lugubre e antistorico folklore. Ma in generale - e io posso testimoniarlo - il clima era lontano anni luce dai toni catacombali che si vorrebbero assegnare alla tradizione della destra italiana. Chiunque avesse voglia di leggere senza pregiudizi le tesi congressuali o i verbali dei comitati centrali o ancora le migliaia di articoli delle cosiddette ‘pubblicazioni d’area’ troverebbe spunti e idee interessanti che spaziano dall’Europa all’ecologia, dalla critica degli eccessi del capitalismo al recupero delle identità, dalla metapolitica alla creatività".

Mi faccia qualche esempio.

"Nel Msi si potevano trovare le colte provocazioni di Beppe Niccolai e le riflessioni mai scontate di giornalisti come Enzo Erra, Giano Accame, Nazzareno Mollicone e lo stesso Buttafuoco, l’ardita esperienza del ‘milazzismo’ siciliano dell’alleanza con i comunisti e lo ‘sfondamento a sinistra’ di Pino Rauti, le riflessioni ‘sociali’ di Ernesto Massi e la ricerca delle ‘nuove sintesi’ del gruppo guidato da Marco Tarchi, i volontari di ‘Movimento comunità’ e quelli di Fare Verde, la ‘cantera’ del Secolo d’Italia e le intemerate di riviste satiriche come ‘Morbillo’ e potrei continuare ancora a lungo per descrivere un mondo dalle mille sfaccettature”.

Dice Meloni che il Msi ebbe “un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica e il terrorismo”.

“Di momenti tragici le donne e gli uomini del Msi ne hanno vissuti tanti, soprattutto a cavallo tra gli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80: dall’eccidio dei fratelli Mattei a Primavalle, in cui perse la vita anche un bimbo di 8 anni, agli agguati brigatisti a Padova o ad Acca Larentia, agli assassini a sangue freddo di Carlo Falvella, Sergio Ramelli o Paolo Di Nella, solo per citarne alcuni.

A seguito di quei fatti, mai per bocca del Msi si incitò alla vendetta, né fu offerta copertura a chi pensò di rispondere al piombo con il piombo, ma si chiese solo giustizia, quasi sempre negata. Il Msi fu determinante nel concorrere al superamento di quella fase tragica in cui si riteneva legittimo l’annientamento fisico del nemico che ha lasciato sul campo troppe vittime di ogni colore politico”.

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