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"Almeno non ci siamo rubati in Rolex". Il Terzo polo finisce in farsa

Il Terzo Polo dei "competenti" finisce in farsa: dichiarazioni al veleno, attacchi via social e interviste autoreferenziali. Calenda attacca: "È uno pirotecnico". Renzi risponde: "Nessuna motivazione politica"

"Almeno non ci siamo rubati in Rolex". Il Terzo polo finisce in farsa

Cala il sipario sul Terzo Polo e sul partito unico “liberal-democratico”. I “competenti” di Italia Viva e Azione offrono per tutta la giornata di ieri uno spettacolo indecente. Insulti via social, stoccate su Twitter e dichiarazione pubbliche al veleno. L’epilogo finale è scontato: il Terzo polo è morto ancora prima di nascere. E intanto, coloro i quali dovevano combattere i vizi della politica, finiscono per rappresentarli.

La farsa del Terzo Polo

Carlo Calenda, reale magna pars della rottura tra Azione e Italia Viva, continua il suo giro di interviste. L’intento del numero uno di Azione è duplice: da un lato, addossare le colpe a Matteo Renzi, dall’altro sdrammatizzare sull’accaduto per celare, con poca efficacia, l’enorme danno nei confronti dei suoi elettori. Ieri il leader di Azione, armato di giacca e cravatta nera, ha dichiarato ufficialmente la “morte del Terzo Polo e del partito unico”.

Oggi, incalzato da Repubblica, prova a scherzarci sopra: “Almeno non ci siamo fregati i Rolex”. La similitudine con il divorzio tra Totti e Ilary calza a pennello ma, difficilmente, nasconde tutte le mancanze politiche di Calenda e i suoi. Il numero uno di Azione si era presentato come il "medico competente" della politica italiana. Risultato: nessun guarito e alcun successo elettorale. Subito dopo le consultazioni politiche dello scorso anno, se l’era presa con gli elettori - ritenuti “incompetenti” - per non averlo votato. Oggi, al posto di fare un mea culpa gigante, decide di attaccare Renzi, suo alleato, e i dirigenti di Italia Viva. Il tutto condito da attacchi via social con un linguaggio poco sorvegliato, dichiarazioni pubbliche fuori contesto e altrettante interviste autoreferenziali. Insomma, tutto quello che il Terzo Polo avrebbe dovuto combattere.

Le stoccate di Calenda e Richetti

Il principale indiziato per Calenda è sempre lo stesso: Matteo Renzi. La definizione che il numero uno di Azione offre dell’ex premier dà il senso delle divergenze personali tra i due: “Uno pirotecnico, che ne fa una al giorno, come si è visto con il Riformista. Ed è uno che se non stai attento ti si magna. Ma io sono un boccone indigesto”. Con il solito linguaggio romanesco, Calenda non si trattiene e aggiunge: “Con lui non ci siamo sentiti per due settimane, lui dice che parla con Obama e Clinton.

I motivi della rottura sembrano attingere più al campo della psichiatria che a quello della politica tout court, ma il leader di Azione ribatte: “Credevo che Renzi facesse un passo di lato, dato che guadagna 2 milioni in giro per il mondo. Invece lui voleva tenere in piedi Italia Viva, fare Leopolda nel 2024, mentre noi di Azione finanziavamo i suoi candidati”. “La verità – spiega Calenda – è che Renzi non può fare un passo di lato. È fatto così”. Altrettanto duro è il commento di Matteo Richetti, capogruppo di Iv-Azione alla Camera e braccio destro di Calenda. "Mentre per noi - spiega il deputato a La Nazione - il partito unico era un soggetto politico che avrebbe fatto cessare ogni esperienza politica precedente, Italia Viva ci ha fatto sapere che da qui a marzo 2024 avrebbe impiegato risorse a attività per iniziative pilitiche". Tra cui la Leopolda, la kermesse di Italia Viva contestata dagli azionisti. "È chiaro - aggiunge Richetti - che su questo il tavolo di costruzione del partito unico si è piantato".

La risposta di Renzi

Nel corso della mattinata, durante il suo classico intervento a Radio Leopolda, è arrivata la risposta del diretto interessato, Matteo Renzi. L’ex premier riconosce l’oggettiva sconfitta politica del Terzo Polo che ora dovrà rispondere ai suoi elettori: “L’amarezza dei militanti – esordisce l’ex premier – è anche la mia: se ci fosse stato un motivo politico per rompere ce ne saremo fatti una ragione” “Io – aggiunge il senatore fiorentino –ho dimostrato in questi mesi di dare la massima diponibilità. Io di più non potevo fare”.

Il punto centrale è uno solo: “Non c’è una motivazione politica per questa rottura”. La ricostruzione dei fatti accaduti nel rimpallo di accuse di ieri è precisa: “Carlo ha deciso di convocare una riunione, sfissarla, farci sapere via stampa che il partito unico era morto, direi che è inutile adesso rinfacciarsi le responsabilità”. I nodi politici, dal punto di vista dell’ex premier, sono passati in secondo piano:“Sui soldi abbiamo dato la disponibilità a fare 50 e 50. Abbiamo dato anche la disponibilità a sciogliere Italia Viva il 30 ottobre”. Non c’era nessun motivo per rompere”.

La replica di Italia Viva

Dello stesso avviso la replica della dirigenza. Ieri pomeriggio, attraverso i canali social, Italia Viva risponde passo dopo passo alle accuse di Azione. “Interrompere il percorso verso il partito unico – esordisce la notaè una scelta unilaterale di Carlo Calenda”. Entrando nel merito il comunicato di Italia Viva è ancora più esplicito: “Gli argomenti utilizzati appaiono alibi. Italia Viva è pronta a sciogliersi come Azione il 30 ottobre, dopo un congresso libero e democratico. Sulle risorse Italia Viva è pronta a concorrere per la metà delle spese necessarie alla fase congressuale e a trasferire le risorse dal momento della nascita del partito unico.

Ma i nodi rimasti irrisolti erano altri: Leopolda, Il Riformista, retroscene, veline, presunti conflitto di interesse sono solo tentativi di alimentare una polemica a cui non daremo seguito”. In tarda serata, arriva la stoccata finale di Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva e fedelissima di Matteo Renzi.

“La verità – spiega a Porta a Portaè che Calenda ha scelto di non fare più il partito unico perché ha paura di affrontare un congresso vero, aperto e inclusivo”. “Forse – conclude Boschi – Calenda si aspettava un’incoronazione, ma di Carlo incoronato ce ne sarà uno solo”.

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