Dentro Forza Italia si respira un clima di attesa. Salvo sorprese dell'ultimo minuto, infatti, Antonio Tajani dovrebbe recarsi oggi a Milano per incontrare Marina e Pier Silvio Berlusconi e confrontarsi sul nodo dei congressi e sul possibile avvicendamento del capogruppo alla Camera Paolo Barelli.
Dopo la nomina di Stefania Craxi al Senato, l'ipotesi di una operazione analoga anche a Montecitorio appare concreta. Per Barelli potrebbe profilarsi un incarico al ministero delle Imprese e del Made in Italy o un ruolo istituzionale.
Sul successore, la scelta spetterà a Tajani. In pole position c'è Enrico Costa, considerato figura di equilibrio e mediazione apprezzata anche dalla famiglia Berlusconi. Restano sullo sfondo i nomi di Pietro Pittalis, Andrea Orsini, Giorgio Mulè e Deborah Bergamini.
L'altra questione è quella dei congressi. In diverse regioni, Lombardia in testa, si levano voci contrarie alla tenute delle assise prima del voto. E un messaggio simile è stato lanciato a livello nazionale da Roberto Occhiuto in una intervista al Foglio. «Il congresso? Meglio svolgerlo dopo le Politiche», suggerisce il vicesegretario. «Credo che chi voglia fare i congressi sia animato da buona fede. Ma penso anche che diventare il partito delle tessere, dei congressi come rito novecentesco, snaturi Forza Italia» dice il governatore calabrese.
Occhiuto chiarisce anche che non è in discussione la figura del segretario: «A Tajani va riconosciuto il lavoro straordinario che ha fatto dopo la scomparsa di Berlusconi, quando nessuno ci dava una lira. Non c'è un tema di leadership».
Il nodo congressi naturalmente fa discutere. «Queste cose si discuteranno dentro il partito negli organi deputati, adesso concentriamoci sulle cose da fare per contrastare gli effetti della crisi internazionale», dichiara il portavoce Raffaele Nevi.
E il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo aggiunge: «Forza Italia guarda alle prossime elezioni con la guida sicura di Antonio Tajani. Se il congresso è un passaggio per confermare la fiducia al nostro leader, possiamo anche farne a meno».