Le parole choc sugli sputi "meritati"

Quella sinistra che soffia sull'antagonismo. Il leader dei 5 Stelle bacchetta la sua eletta: «Rispettiamo le forze dell’ordine»

Le parole choc sugli sputi "meritati"
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La consigliera grillina si è scusata. E anche il suo «capo politico», Giuseppe Conte, alla fine l’ha scusata: «Noi - ha precisato - rispettiamo le forze dell'ordine che con dedizione e sacrificio ogni giorno lavorano per la sicurezza di tutto il Paese».
Di rispetto, nelle parole che la grillina toscana Silvia Noferi aveva dedicato ai fatto di Pisa, se ne intravedeva ben poco. «Le forze dell'ordine avranno pure preso degli sputi, ma io dico che forse se li sono anche meritati» aveva detto la 5 Stelle, destando una comprensibile indignazione. «La nostra consigliera regionale toscana ha detto delle parole assolutamente sbagliate - ha ammesso Conte - e si è subito scusata perché quelle espressioni sono assolutamente inaccettabili. Non permettiamo a nessuno di sputare sulle forze dell'ordine. Noi le difendiamo e siamo orgogliosi delle nostre forze dell'ordine». Poi Conte si è lasciato andare a un «però»...» polemico nei confronti della premier Giorgia Meloni, ma si è capito che aveva capito: un segno era stato superato: il rispetto delle forze dell’ordine, appunto. Un limite che invece dev’essere considerato sacro.
Quando i violenti rialzano la testa, infatti è perché sentono un clima propizio. E idealmente c’è un collegamento fra le polemiche politiche successive al caso di Pisa e scene come quelle viste l’altra sera a Torino, dove alcuni anarchici sono arrivati al punto di assaltare una volante della Polizia per «liberare» un cittadino marocchino fermato mentre imbrattava un sottopasso con scritte contro le forze dell’ordine (un uomo con numerosi precedenti, penali, anche gravi).
Il collegamento sta nella demonizzazione di polizia e carabinieri in quanto tali, nella propensione a vederli e raccontarli non come forze istituzionali che garantiscono l’equilibrio fra i diritti, ma come agenti della «repressione». È la retorica dei «manganelli facili», cui molti si sono lasciati andare dopo i fatti di Pisa.
La violenza politica in Italia ha un’antica tradizione, miti ed epigoni. I professionisti del caos sono sempre attivi e non aspettano che l’occasione giusta. Quando l’ambiente si surriscalda, e avvertono un cedimento, allora si allargano.
La «causa» ideologica delle proteste, per i più, è solo un pretesto.
Ciò che conta è mettere in scena la rappresentazione dell’antagonismo: contro il governo italiano (soprattutto ora che è di centrodestra), contro Israele, odiato per il fatto stesso che esiste, e contro gli Usa. E sono state oltre mille le manifestazioni di questo tipo. Pro Gaza. A volte direttamente «pro Hamas. Sono comparsi volantini che hanno esaltato gli attacchi del 7 ottobre. E su quelli nessuno ha detto niente. Si sono anche uditi slogan antisemiti. E quelli, nessuno o quasi li ha condannati.

In certi casi, come a Milano, i manifestanti hanno insultato gli agenti e forzato i cordoni di polizia. Di fronte ai silenzi su tutto questo, le critiche unilaterali e generiche alle forze dell’ordine fanno ancora più rumore.

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