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“Un passo nel ‘regime change’”. I Carc escono allo scoperto dopo l’incontro alla Camera con il M5s

Il gruppo extraparlamentare ha trovato legittimazione politica alla Camera con il partito di Giuseppe Conte ma i suoi obiettivi sono ora chiari

“Un passo nel ‘regime change’”. I Carc escono allo scoperto dopo l’incontro alla Camera con il M5s
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I Carc alla Camera con il Movimento 5 Stelle non sono un evento che può essere sottovalutato. Il partito dei Carc, che da anni è tornato ad avere rilevanza mediatica sfruttando le contestazioni di piazza, come da loro stessi ammesso, per raggiungere l’obiettivo di “cacciare il Governo Meloni” e “instaurare un governo di blocco popolare”, rendendo il “Paese ingovernabile”, sembra pronto a un’alleanza con il M5s di Giuseppe Conte. Ma, soprattutto, i Carc si sono esposti su quali siano stati i reali intenti dell’incontro alla Camera: “Eravamo a quel convegno, in tanti e tante, non per cercare spazi di ascolto e rivendicazione, ma per compiere un passo nel ‘regime change’ di cui c’è bisogno in Italia”.

Ecco, quindi, che torna l’anima eversiva del partito dei Carc, che a ottobre 2024 scrivevano: “Quando vige un ordine sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto”. Nelle ultime settimane i Carc hanno anche apertamente dichiarato di voler usare il referendum per far cadere il governo Meloni, utilizzando una propaganda, sempre uguale a se stessa che, però, con il M5s sta trovando una legittimazione politica. Ora la domanda da porsi è se il M5s sia cercando di portare i Carc nella sua sfera di influenza, quindi dando loro una connotazione democratica o se, invece, stia avvenendo l’esatto contrario. I Carc pare stiano cercando di darsi una connotazione istituzionale sostenendo di voler attuare la Costituzione ma basta guardare a quanto scrivevano appena poche settimane fa per capire che questa nuova impostazione potrebbe non essere quello che sembra ma, piuttosto, un posizionamento di comodo, utile e strumentale all’obiettivo.

I comunisti d’area radicale contestano i partiti istituzionali, non vogliono che facciano governo: quindi il M5s non lo considerano tale ma, per logica, lo inseriscono nel novero nelle realtà non istituzionali. Eppure è il partito che ha espresso un presidente del Consiglio, che per anni ha governato il Paese. La verità è che i Carc sono una realtà opportunista, che è pronta ad andare in scia a chiunque possa garantire loro lo slancio per il raggiungimento dello scopo. Ma il M5s non dimostra di essere molto diverso affiancandosi a realtà come questa. Chissà se il Pd di Elly Schlein, la cui unica speranza di provare a sconfiggere la coalizione di centrodestra è legata a una coalizione di opportunità con il M5s, vorrà comunque legarsi al partito di Conte dopo che questo si è esposto al fianco di un movimento dai tratti sovversivi.

“Il percorso di questo ‘regime change’ è in parte conosciuto e in parte sperimentale. È conosciuto nel senso che rientra pienamente nel solco già aperto dai tanti che si propongono di “attuare la Costituzione”. Per essere più precisi prendiamo a prestito le parole di un docente intervenuto: non si tratta solo di imboccare il percorso di un governo che attua la Costituzione, si tratta di riprendere il percorso che ha portato alla Costituzione, un percorso di lotta e di liberazione che fu quello dei partigiani”, si legge ancora nel documento dei Carc. Un percorso di “regime change”, come lo chiamano loro, “plurale e trasversale per definire le forme e il contenuto della lotta che conduce alla formazione di un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948”.

E alla luce di quanto avvenuto alla Camera assume un senso anche la proposta del M5s di un governo con Francesca Albanese, da sempre vicina al M5s ma, soprattutto, a Stefania Ascari, promotrice proprio dell’incontro alla Camera per il suo partito. Ascari che, infatti, viene ringraziata “perché ha messo gli obiettivi del convegno al di sopra di ogni polemica, di ogni attacco, di ogni pressione”.

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