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Piantedosi smonta il teorema, ma la sinistra continua a delirare

Il ministro dell'Interno ricostruisce alla Camera i fatti di Cutro, ma dal Pd interviene Provenzano per accusare il governo di "strage colposa" e compiere almeno due scivoloni 'storici'

Piantedosi smonta il teorema, ma la sinistra continua a delirare

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, è intervenuto alla Camera dei Deputati nel corso dell'informativa sul naufragio di Cutro dove ha smentito punto per punto tutte le accuse dell'opposizione; soprattutto quello riguardante il legame tra il cosiddetto "decreto ong" e la strage dei migranti dello scorso 26 febbraio. Eppure, dai banchi del Partito Democratico, si sono immediatamente levate delle accuse ridicole nei confronti del titolare del dicastero del Viminale e di tutto il governo Meloni, che dovrebbe essere accusato addirittura di "strage colposa".

Piantedosi ha raccontato per filo e per segno le dinamiche di quei giorni, confermando che Frontex "per primo, ha individuato l'imbarcazione alle ore 22.26 del 25 febbraio a 40 miglia nautiche dall'Italia, non ha rilevato e, quindi - ha detto Piantedosi - non ha segnalato una situazione di stress a bordo, limitandosi a evidenziare la presenza di una persona sopra coperta, di possibili altre persone sotto coperta e una buona galleggiabilità dell'imbarcazione". Quest'ultima, secondo Frontex, procedeva a velocità regolare (6 nodi l'ora) e "non appariva sovraccarica e non sbandava. Peraltro - ha ribadito il ministro dell'Interno - nessuna segnalazione di allarme o richiesta di aiuto proveniva dall'imbarcazione in questione". Non solo, ma è stato dimostrato come il decreto approvato dal governo sulle Ong non c'entri assolutamente con la tragedia avvenuta in provincia di Crotone. Per due motivi, ha spiegato Piantedosi: "Né nello Jonio né lungo la cosiddetta rotta turca hanno mai operato navi di Organizzazioni non governative e, poi, perché le regole introdotte con il citato provvedimento partono dal presupposto che prima di tutto devono essere sempre assicurati il soccorso e l'assistenza dei migranti a tutela della loro incolumità".

La gaffe di Provenzano nel rispondere a Piantedosi

Ma al Partito Democratico queste spiegazioni non sono bastate. Nella replica nell'Aula di Montecitorio, subito dopo l'intervento del capogruppo di Fratelli d'Italia, Tommaso Foti, è toccato a Giuseppe Provenzano a prendere parola. Il deputato del Pd è partito in quarta e ha attaccato ferocemente l'intero esecutivo: "Il governo deve essere indagato per strage colposa". E poi ha proseguito, direttamente contro il ministro Piantedosi: "Le abbiamo chiesto di rassegnare le dimissioni perché l'Italia, ministro, non le somiglia. Non vi somiglia. L'Italia sono i cittadini di Cutro, la solidarietà dei calabresi, gli studenti con la fascia al braccio in segno di lutto". Il ragionamento di Provenzano è al limite dell'imbarazzante: "Cosa è cambiato dal 2017, quando la Guardia Costiera era candidata al Nobel per la pace? Che nel 2018 siete arrivati voi, lei come capo di gabinetto del ministro Matteo Salvini. I superstiti del naufragio sono indagati per immigrazione clandestina. È la prassi? No, è la vergogna della legge Bossi-Fini".

Peccato solo che in questo suo delirio mancassero giusto due minuscoli particolare. Innanzitutto il binomio Salvini-Piantedosi al Viminale durò appena un anno visto che il governo Conte 1 cadde nell'estate 2019, sostituito poi dal Conte 2 di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico (la Lamorgese, voluta fortemente dal centrosinistra, guiderà gli Interni per più di tre anni). Poi, è doveroso ricordare come la legge Bossi-Fini abbia 21 anni: di questi, 13 hanno visto il Pd al governo, senza che i dem abbiano mai deciso di cambiare quella norma. Probabilmente la motivazione di tutto questo discorso strampalato di Provenzano trova risposta nelle parole di Riccardo Molinari, capogruppo della Lega: "È il solito film che in questo Paese vediamo da 30 anni: sono giorni che si parla di esposti in Procura, giorni che qualcuno di fatto sta chiedendo l'intervento delle manette perché non ha vinto le elezioni".

Nulla, probabilmente, di più vero.

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