A meno di un giorno dall’ipotesi di lancio di un nuovo partito da parte di Roberto Vannacci, ecco la prima controversia. L’attenzione non è rivolta ai programmi o alle possibile alleanze, ma al nome e al simbolo scelti per il progetto politico, considerati troppo simili a quelli di una realtà già attiva nell’area conservatrice. A intervenire è l’associazione e rivista Nazione Futura, think tank di Francesco Giubilei, che ha diffuso una nota ufficiale per prendere le distanze dal marchio “Futuro Nazionale” presentato dal generale. Dopo l’annuncio sarebbero arrivate “numerosissime segnalazioni” che segnalano una somiglianza “sia con il nome ‘Nazione Futura’ sia con il nostro logo”, descritto come un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata.
Nel comunicato si legge che “l’Associazione Nazione Futura e l’omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato” e si esprime “sorpresa” per una scelta grafica e nominale giudicata “anche a prima vista simile”. Una sorpresa che, viene rimarcato, risulta “ancora maggiore” considerando che lo stesso Vannacci, prima dell’ingresso in politica, aveva partecipato come ospite a eventi organizzati dall’associazione.
Nazione Futura richiama quindi la propria storia e il proprio profilo: fondata nel 2017, sottolinea di avere oggi “più di ottanta circoli su tutto il territorio nazionale”, centinaia di iscritti – tra cui consiglieri comunali e regionali – una rivista trimestrale e un quotidiano online registrati, oltre a un’attività continuativa di eventi e a relazioni con reti internazionali di think tank conservatori. Nel testo l’organizzazione si definisce “il più autorevole think tank conservatore italiano riconosciuto a livello internazionale” e ribadisce la propria collocazione all’interno “dell’area politico-culturale del centrodestra”, ritenendo “qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra”.
Alla luce di questi elementi, il presidente Francesco Giubilei e il vicepresidente Ferrante De Benedictis spiegano che “non possiamo che prendere le distanze da iniziative di cui non eravamo a conoscenza che possano generare confusione sulla
nostra attività per la somiglianza di nome e logo”. L’associazione fa inoltre sapere di stare “valutando la possibilità di tutelarsi”, lasciando aperta l’ipotesi di iniziative sul piano legale.