Con un'operazione durata appena una manciata di ore, gli Stati Uniti hanno colpito installazioni militari in Venezuela, catturato il presidente Nicolas Maduro e la moglie, portando entrambi a bordo di una nave militare e abbattuto uno degli ultimi regimi comunisti del mondo. Un gran giorno per il popolo del Paese latinoamericano, non tanto per Francesca Albanese. Ma perché ricordiamo la relatrice speciale Onu già al centro di numerose polemiche? La risposta è semplice: il suo personalissimo club ora conta un membro in meno.
L'11 novembre 2025, è uscita un'intervista sul Corriere della Sera, ripresa e commentata da Roberto Arditti su Il Tempo, in cui l'icona indiscussa dei pro Pal ha fatto questa dichiarazione, che citiamo letteralmente: "Sono la prima funzionaria nella storia delle Nazioni Unite a subire un simile trattamento, che condivido con Putin, Khamenei e Maduro. E che mi viene riservato perché collaboro con la corte penale internazionale. Le verità è che ho denunciato le violazioni dei diritti umani compiute da Israele". Insomma, la paladina della Palestina, salita agli onori della cronaca solo perché aizza le piazze dei violenti e si erge a giudice e giuria della stampa e di ciò che si può e non si può dire - ricordiamo le frasi deliranti mentre era sul palco con il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari -, si è erta a pari di personalità che rimarranno nei libri di storia.
Putin, Khamenei e Maduro. Un dream team niente male di cui far parte.
Ci troviamo d'accordo con il collega Arditti: Albanese sembra essere completamente scollegata dalla realtà, preda del senso di onnipotenza che le migliaia di sventolatori di bandiere palestinesi le hanno instillato. A blitz concluso in Venezuela, ora vedremo se Trump farà in modo di rendere ancora più piccolo il privatissimo club della relatrice Onu. E magari lei stessa si accorgerà che non è il carrozzone migliore su cui stare.