
Gentile direttore Feltri,
i Ministri sono pubblici ufficiali in ragione delle funzioni che svolgono. In quanto tali, hanno l'obbligo di denunciare i reati di cui vengono a conoscenza. Molti magistrati, docenti, insegnanti, artisti, e non solo, esternano pubblicamente le loro posizioni antisemite nei confronti degli esponenti politici, della cultura, dello sport, dello spettacolo, addirittura della medicina,
perché israeliani ed in quanto tali bollati come corresponsabili degli atti criminali, del genocidio del Popolo palestinese, dei crimini contro l'Umanità attribuiti all'Esercito israeliano per decisione dell'Autorità politica dello Stato di Israele. Assistiamo a reiterate manifestazioni di ostracismo che potrebbero preludere a forme violente di esclusione degli ebrei dal contesto sociale. Lei non ritiene che anche i Ministri,
nell'ambito delle loro competenze, debbano denunciare alla Magistratura quei comportamenti che appaiono in manifesta violazione della legge, dal momento che l'obbligatorietà dell'azione penale sembra essere disattesa?
Giuseppe Frisone
Caro Giuseppe,
hai perfettamente centrato un punto che pochi, oggi, hanno il coraggio persino di sfiorare: la trasformazione dell'antisemitismo da vizio nascosto a vanto pubblico, sbandierato con fierezza da accademici, artisti, giornalisti e attivisti, i quali si illudono di travestire l'odio più antico del mondo da «coscienza civile». Li vediamo, questi maestri del pensiero unico, sfilare in corteo con la kefiah al collo, mentre gridano slogan che ricordano da vicino quelli urlati in Germania tra il '33 e il '39, con la sola differenza che adesso vanno in onda in diretta su Instagram, con tanto di cuoricini e commenti solidali.
Tu dice bene: un Ministro è un pubblico ufficiale. E, in quanto tale, ha non solo il diritto, ma il dovere di denunciare pubblicamente e, laddove previsto, giuridicamente, queste derive. Perché di questo si tratta: derive pericolose, già viste,
già sentite, già pagate col sangue.
Questa gente si illude che insultare Israele sia un gesto «nobile», una forma di resistenza. Ma non c'è niente di nobile nel dare del nazista a chi è sopravvissuto alla Shoah, nel cancellare premi e riconoscimenti a medici ebrei, nello scrivere «genocida» sotto la foto di una ragazza israeliana stuprata da Hamas.
Questo non è attivismo. Questo è antisemitismo da salotto, razzismo intellettuale in abito firmato, e fa schifo quanto quello dei peggiori bar di Caracas.
La domanda vera è: perché nessuno li tocca? Perché, se un Ministro dice una parola scomoda, si scatena un'inchiesta parlamentare, mentre se un professore universitario invoca il boicottaggio globale degli ebrei, tutto tace? Dove sono i custodi della Costituzione, quelli che sfilano per la democrazia ma stanno zitti quando si inneggia alla Jihad?
La verità è che l'azione penale in Italia non è più obbligatoria: è ideologica.
Si muove se l'imputato è di destra, si spegne se il colpevole è colto, progressista, «inclusivo» e col profilo X in modalità indignata permanente.
È vero: non possiamo più permetterci il lusso
dell'indifferenza. Perché oggi tocca agli ebrei, ma domani toccherà a chiunque non si adegui. E allora sì che scopriremo cosa vuol dire essere esclusi dal contesto sociale.Chi semina odio, raccoglie violenza. E chi tace, acconsente.