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Rai, censura è fatta: cancellato il programma di Filippo Facci

La Rai non manderà in onda la striscia quotidiana "I facci vostri". Ecco perché è un gravissimo errore

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Cala il sipario. Censura è fatta. Oggi l'amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, ha deciso di cancellare la striscia quotidiana affidata a Filippo Facci, I Facci vostri, inizialmente annunciata per settembre e poi finita nel tritacarne mediatico per un articolo del giornalista considerato eccessivo dai censori rossi. Si chiude così la telenovela estiva dei palinsesti di viale Mazzini. Una soap indigesta, segnata dallo starnazzare delle opposizioni che prima hanno gridato all'occupazione della tv pubblica da parte degli uomini della Meloni e poi hanno finito per pretendere la testa di Facci.

Ma Facci può essere epurato per una frase di troppo? È bastato davvero così poco? O ha pesato di più la campagna dei soliti progressisti alla Selvaggia Lucarelli su quanto scritto (su Libero e sui social) in passato? Perché nel primo caso una frase di troppo può scappare a tutti. E Facci se ne è scusato subito. Nel secondo caso, invece, tutti gli articoli, i post e i commenti erano già lì da leggere e valutare prima che in Rai decidessero di affidargli una striscia quotidiana. Se non è per quelle quattro parole indigeste sul caso La Russa jr ma per il suo cv, basta dunque che i censori rossi facciano partire una campagna contro qualcuno che non la pensa come loro, perché questo finisca sul patibolo? Basta qualche indice puntato per farsi dettare la linea editoriale?

Se, poi, stiamo a guardare il passato dei giornalisti, allora i palinsesti rischierebbero di finire svuotati. Perché dovremmo "sbianchettare" anche altri nomi. Prendiamo un esempio su tutti, uno di quelli che la sinistra venera: Roberto Saviano. Chi più duro di lui? Serve per caso ricordare gli insulti con cui ha ricoperto il centrodestra? Per esempio che andava in giro a dire (e a scrivere) che la Meloni è una "bastarda" e Salvini "il ministro della malavita"? Solo il fatto che i leader di Fratelli d'Italia e Lega lo avessero querelato, era bastato alla sinistra per gridare alla censura. Ricordate Michela Murgia? Lo scorso ottobre scriveva questo: "Il primo gesto di Meloni da presidente del Consiglio potrebbe dunque essere quello di portare alla sbarra un intellettuale di fama internazionale che le ha espresso dissenso. A quell'udienza ci sarò anche io. Voglio vederla in faccia questa destra che appena sente la parola cultura mette mano alla querela". Bene. A distanza di un anno Saviano avrà il suo programma, Insider, mentre Facci no. Dove sta, dunque, la censura?

Intanto nel Pd già esultano. In prima linea (tutto tronfio) Sandro Ruotolo, l'ex inviato di Michele Santoro oggi responsabile Informazione di Elly Schlein. "La Rai è l'industria culturale e informativa più importante del nostro Paese - ha pontificato - è un bene di tutti". Ma la sinistra, che oggi stappa lo spumante per l'epurazione di Facci, è la stessa che non più di un mese fa urlava all'occupazione della Rai da parte delle destre, usava il dimissionario d'oro Fabio Fazio per attaccare il governo e preparava, cavalcando l'addio di Lucia Annunziata, l'ennesimo assalto alla diligenza.

Ecco, ora guardate i palinsesti, scorrete i nomi (Roberto Saviano, Marco Damilano, Sigfrido Ranucci, Geppi Cucciari e così via...) e chiedetevi un po': ma dov'è la TeleMeloni tanto odiata dai censori rossi?

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