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La rivincita dello spirito moderato

Dal bipolarismo muscolare alla rivincita del moderatismo, qualcosa sta cambiando nella testa degli elettori italiani

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Dal bipolarismo muscolare alla rivincita del moderatismo, qualcosa sta cambiando nella testa degli elettori italiani. È senz'altro azzardato parlare di un grande desiderio di ritornare su posizioni mediane sulla semplice scorta del voto in Basilicata, dove la somma aggregata dei cosiddetti partiti centristi supera il 27% (Forza Italia 13,01%, Azione 7,51%, lista civica renziana 7,03%).

Una piccola Regione del Sud non costituisce un laboratorio avanzato di scenari politici, ma sicuramente permette di cogliere un nuovo stato d'animo: il «moderatismo» elevato a virtù e non a una incerta zona grigia sovrastata da un malinteso senso del pensiero forte. Nell'arena dei social non c'è spazio per ragionamenti sommessi o argute osservazioni: alla fine prevale chi esaspera i toni e chi si mostra risoluto persino nell'affermare volgarità o baggianate.

L'eccesso di moderatismo, quello deteriore, contribuì ad affondare una Democrazia cristiana che non seppe adeguarsi agli anni Novanta e alla crescente aggressività di un'opinione pubblica che penzolava cappi e invocava manette con l'ubriacatura di Mani Pulite.

Le dottrine liberali non devono correre attraverso modelli aggressivi per imporsi nell'agenda pubblica. Dopo tanti anni di contrapposizione politica esasperata, si possono abbassare i toni senza essere puniti elettoralmente. Questa è la novità: l'ultimo segnale alle urne è il riconoscimento di una crescente fetta di cittadinanza che può trovare spazi al di fuori dei tradizionali partiti di massa. Sentirsi moderati non significa rispolverare il «decidere di non decidere» dei dorotei democristiani, ma poter scegliere ai seggi sganciati da una logica bellicista da Nordisti contro Sudisti.

Non si ritorna indietro sulle grandi scelte di campo tra i fronti politici connotati grosso modo come centrodestra e centrosinistra.

Si voterà sempre di qua o di là, sempre con la logica di raccogliere un suffragio in più degli avversari. Per vincere e per governare senza consociativismi. E con un pizzico di moderazione in più che, abbiamo constatato, alla fine non guasta.

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