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La Russa ricorda Bossi: "Capì che per dare peso al Nord aveva bisogno anche di Roma"

L’omaggio del presidente del Senato al Senatùr scomparso all’età di 84 anni: “Era una persona curiosa e libera”

La Russa ricorda Bossi: "Capì che per dare peso al Nord aveva bisogno anche di Roma"
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Un politico “serissimo”, un “amico”, un uomo dotato di sensibilità sociale e di fiuto politico. Così Ignazio La Russa ha reso omaggio a Umberto Bossi, scomparso ieri all’età di 84 anni. Intervistato dal Messaggero, il presidente del Senato ha ricordato la persona e lo statista: “È stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del Nord e le scelte utili alla sua parte politica. Sapeva dialogare e fare sponda. Riusciva a portare in un contesto più largo gli interessi della sua parte di Italia e della sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra”.

La Russa si è soffermato anche sul rapporto tra Bossi e Roma. “È vero che odiava Roma? Non è vero affatto”, la sua sottolineatura: “Il suo mondo era un altro, il Nord, ma aveva capito, e Berlusconi in questo è stato molto bravo, che la guida della nazione è qui. E che una volta abbandonata l’idea della secessione, e dal 2000 lui la abbandonò definitivamente, occorreva fare i conti con Roma, con il Palazzo romano e con questa Capitale”. La Russa ha aggiunto sul punto: “La vedeva come capita ai turisti: forte e bella, ma il Settentrione era la sua ragion d’essere. Tatarella ha avuto una funzione importante su di lui. Gli fece capire che da solo il Nord non bastava e che doveva allearsi con noi”.

Ponendo l’accento sulla sua importanza nella storia della politica italiana – “è stato un inventore”, a proposito del percorso della Lega – La Russa ha rimarcato sul suo rapporto con la Capitale: “Ci stava bene, ma sempre di passaggio. Lo incuriosiva e un po’ la temeva, ma neanche tanto in verità. Ci si è abituato e la sapeva maneggiare. La dimensione nazionale della politica, necessariamente nazionale, l’ha compresa di suo e anche grazie a Berlusconi e a Tatarella. Pure Maroni in questo ha avuto la sua importanza. I tradizionali pregiudizi di un nordico vennero pian piano meno. Come le dicevo: lui era altro.

Eppure, capì che se la Lega voleva avere un peso doveva stare nelle istituzioni della Capitale, e non marginalizzarsi e rintanarsi nella micro patria. Era una persona curiosa e libera. Questo è stato Umberto”.

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