Neanche il tempo di lasciare la presidenza della Regione Campania a Roberto Fico che Vincenzo De Luca è già subito pronto a ritornare, per la quinta volta, sindaco di Salerno. Tutto frutto delle dimissioni anticipate dell'attuale sindaco della città campana, Enzo Napoli, che annunciato il suo addio da primo cittadino con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del suo secondo (e ultimo) mandato consecutivo. Una volta protocollate, come previsto dal Testo unico per gli enti locali, trascorreranno venti giorni prima che le sue dimissioni queste efficaci e irrevocabili, con conseguente scioglimento del consiglio comunale - nonchè decadenza dell'incarico di presidente della provincia - e nomina di un commissario da parte del prefetto.
Il copione era già in qualche modo scritto nel momento in cui la berlina scura con all'interno De Luca si allontanava da Palazzo Santa Lucia, Napoli, sede della Regione Campania in direzione di Salerno. E così a maggio di quest'anno, alle elezioni amministrative, lo "Sceriffo" si ripotrà riproporre nella prossima primavera da strafavorito alla guida del comune che ha già guidato per quattro volte: a partire dal 1993 e fino al 2015, con una pausa tra il 2001 e il 2006. Una sfida elettorale che non lascia per niente tranquillo il Partito Democratico nazionale e nemmeno l'intero "campo largo" che ha visto, nello scorso novembre, la vittoria in Campania dell'ex presidente della Camera ed esponente del Movimento 5 Stelle.
Enzo Napoli ha perciò accelerato i tempi ha favorito il proprio "faro" politico, dimettendosi senza un vero motivo. Per giustificare davanti ai consiglieri provinciali il proprio addio, l'ex sindaco ha un utilizzato un frasario degno della supercazzola di "Amici miei": "Vi troverete a lavorare in un quadro mutato a livello regionale. Ora si correva il rischio di svolgere questa fase di consiliatura delegandola ad un'azione ordinaria che non possiamo permetterci. C'è bisogno di una spinta propulsiva ampia, di una capacità progettuale e di intervento innovativa. Entriamo in una nuova fase dove necessitano dedizione e capacità amministrativa, direi addirittura creativa". Insomma: puro teatro dell'assurdo. E nel centrosinistra campano vige il silenzio assoluto. Particolarmente significativo quello del Pd, alle prese con le caselle in Consiglio regionale e con il nodo del congresso napoletano che, per ora, resta alla finestra e attende gli eventi. Tra l'altro il segretario regionale dei dem è proprio Piero De Luca, figlio di Vincenzo.
Non rimane invece zitto il centrodestra. "Le dimissioni del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, per aprire la strada a elezioni anticipate e al ritorno di Vincenzo De Luca, pongono un tema gravissimo che va oltre i nomi e riguarda l'idea di istituzioni che si sta affermando. Nella fattispecie, Salerno non può essere trattata come una casella da liberare dentro una filiera di comando - dichiara Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e viceresponsabile nazionale Enti locali del partito -. Un sindaco non è un delegato di partito, ma un rappresentante eletto dai cittadini. In assenza di una mozione di sfiducia, un'uscita di scena pilotata manda un messaggio devastante: il voto popolare vale meno delle decisioni del capo. È una torsione pericolosa che svuota l'elezione diretta e umilia le istituzioni".
Non è da meno Fratelli d'Italia, con il senatore Antonio Iannone, commissario regionale del partito in Campania: "Cosa dice il Pd nazionale di questo scandaloso modo di interpretare le istituzioni da parte dei propri uomini? Si terminano anticipatamente mandati solo per calcolo politico, in disprezzo totale dei cittadini e delle norme. Non c'è nessuna decente motivazione fornita dal sindaco Napoli per questa decisione. Siamo tornati al tempo di Celestino V e Bonifacio VIII".