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La Schlein isolata dentro il partito. Spunta Silvia Salis: "Io anti Meloni"

Sempre più stretta tra Conte e la sindaca la segretaria continua a perdere quota

La Schlein isolata dentro il partito. Spunta Silvia Salis: "Io anti Meloni"
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Vorrebbe essere lei la leader del centrosinistra ma ogni giorno qualcuno le impedisce di poterlo dire. È complicata la primavera di Elly Schlein. Se per mesi la segreteria del Pd si è vantata di avere rimesso insieme una coalizione sbrindellata ed eterogenea, oggi si sente tradita dai compagni di viaggio. Nel partito ormai sono più gli anti-Elly che i pro-Elly. E anche a Napoli, dove da ieri è iniziata una due giorni dedicata ai cento anni dagli scritti di Antonio Gramsci sulla questione meridionali, sfileranno tanti pesi massimi del Pd - da Franceschini a Speranza, da Provenzano a Orlando - ma non lei, Elly. Motore del convegno è l'europarlamentare Sandro Ruotolo che dice: «L'obiettivo è uno solo, battere Giorgia Meloni». Le primarie non sono la priorità, ma il programma. Che è come dire: prima di pensare alla tua leadership a noi interessa che siamo la maggioranza del partito interessa tornare al governo.

La solitudine di Elly è il titolo di queste ore che viene proiettato al Nazareno. Le ha provate tutte in queste settimane, nel suo disegno sperava di essere incoronata un minuto dopo la vittoria del No. E invece si è ritrovata con i soli schleniani di stretta osservanza a dirle: «Elly, tocca

a te!». Gli altri invece zitti. E così mentre ripete «toccherà adesso a noi», gli altri brigano e sono in campo più che mai. Se Giuseppe Conte la preoccupa di giorno, Silvia Salis le rovina il sonno la notte. La prima cittadina di Genova è in grande movimento. E adesso vuole premere l'acceleratore. Presto uscirà un libro autobiografico. Il suo profilo piace a Renzi e a tutto il girone dei più moderati del Pd - vedi Dario Franceschini - che sostiene da tempo che la coalizione di centrosinistra debba essere guidata da una figura che allarghi il consenso e non lo restringa, che sia in estrema sintesi in grado di intercettare l'elettorato di centrodestra. Qualcosa si muove, dunque. Non è certo un caso che proprio ieri sia uscito un articolo di Bloomberg dal titolo suggestivo: «Un Anti-Meloni emerge in Italia». E l'Anti-Meloni non è Schlein ma la quarantenne sindaca del capoluogo ligure che - come si legge - «non siede in Parlamento a Roma, bensì a Genova, nel cinquecentesco Palazzo Doria Tursi, dove ricopre la carica di sindaco». Per ora, l'ex lanciatrice di martello olimpica scommette che «contrastare la retorica della guerra culturale di Meloni, mentre si costruisce una reputazione a livello nazionale, sarà sufficiente a renderla una sfidante credibile». Il tentativo è di presentarsi al grande pubblico come un volto

progressista ma senza sfociare mai nel radicalismo. Salis non è iscritta al Pd, ma al contempo afferma di sentirsi radicata nella sinistra. Non sarebbe la prima volta - viene spiegato da Bloomberg - che si fa ricorso a una figura fuori dai classici steccati. È stato in fondo lo stesso con Conte quando da avvocato si ritrovò a palazzo Chigi. E aggiungiamo che anche nel caso di Romano Prodi si è seguito lo stesso principio. Di sicuro «Silvia» non parteciperà alle primarie, lo ha detto in tutte le salse. È il terzo incomodo che potrebbe alla fine avere la meglio. Silvia ha capito che non può sfuggire a questa attenzione nazionale. Non nasconde le ambizioni e lo si comprende dalla scelta di prendere come consulente Marco Agnoletti, che è stato il motore della comunicazione di Matteo Renzi in passato.

È dunque lei l'anti-Meloni? Risposta di «Silvia»: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest'attenzione nazionale mi lusinga». Nell'attesa della discesa in campo definitiva della sindaca, Elly è sempre più sola. Anzi, verrebbe da dire: ormai balla da sola.

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