Ieri mattina, alla notizia della morte della sorella del giudice Falcone, Elly Schlein poteva tirare un sospiro di sollievo. Non certo per la perdita, ma perché avrebbe finalmente potuto fare un comunicato in tutta tranquillità. Fra un feroce dittatore ammanettato e scaraventato in una prigione statunitense in «palese violazione del diritto internazionale» e l'inesorabile paraplegia scatenata dall'arresto dell'amicone di tutti Hannoun, la morte della sorella di un eroe simbolo pacificatore nazionale poteva essere l'occasione di diramare un gran bel comunicato senza che nessuno trovasse qualcosa da ridire. E così Elly avrà chiesto a uno dei tanti millennials che le girano attorno, quelli iscritti a scienze della comunicazione con ambizioni a spin doctor, di buttare giù qualcosa che fosse intenso e partecipe, che sennò l'accusano di essere anaffettiva.
I ragazzi han fatto bene il loro lavoro, ma non si sa se per colpa dell'AI, o forse una svista che dopo tutte 'ste vacanze ci può stare, han confuso le sorelle. Sono due, Anna e Maria, entrambe sorelle del giudice. Maria dal 1992 si è dedicata totalmente alla Fondazione Giovanni Falcone. E' lei che partecipa alle manifestazioni che vengono organizzate per ricordare la figura e l'opera di suo fratello, e negli anni ha incontrato migliaia di ragazzi facendo testimonianza attiva, raccontando la stagione della lotta a Cosa nostra per educare i giovani all'importanza del rispetto della legalità, è la «testimone» per mantenere viva la memoria di Falcone, ed è la presidente della Fondazione. Ecco, lei è ancora viva. Chi è mancata è la sorella grande, Anna, che con un carattere molto più riservato aveva scelto di manifestare con discrezione il suo impegno antimafia. Rarissimi gli interventi pubblici, e se proprio necessari scarni ,quasi bruschi. Nel comunicato è però evidente che le splendide parole sulla «passione con la quale si è impegnata nella Fondazione dedicata alla memoria di suo fratello Giovanni» e il ricordo del «lavoro fatto con studentesse e studenti delle scuole di tutto il Paese per diffondere la cultura della legalità» non possano essere riferite alla defunta Anna ma alla vivente Maria.
Ora, da chi schiamazza senza sosta sulle derive dell'autoritarismo, sul vento della destra, sul fascismo alle porte, da chi fa comparazioni
numeriche sbagliate per nascondere i voti persi e dimostrare che li han persi quegli altri, una commemorazione con scambio di persona non è sbalorditivo. È soltanto molto spiacevole. Specialmente per la povera signora Anna.