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Se la vignetta non è "rossa" diventa "propaganda"

Il "Fatto" attacca Osho per la campagna sul Sì. L’autore: "Solito doppiopesismo"

Se la vignetta non è "rossa" diventa "propaganda"
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La satira o è al servizio della sinistra oppure non è. Succede che Federico Palmaroli, in arte Osho, confezioni delle vignette sul referendum per l'Unione delle Camere penali. Vignette sulle ragioni del Sì, si intende, per un'associazione che parla di separazione delle carriere sin dagli anni 90. I fumetti, con lo stile tipico dell'autore satirico romano, finiscono sui social e sui retro degli autobus delle città italiane. La reazione dell'intellighenzia è prevedibile: stizza, sdegno e doppiopesismo. Il Fatto Quotidiano opta per un titolo a effetto: «Dalla promessa di nozze al rimprovero del papà: gli slogan grotteschi della campagna per il Sì al referendum». La sentenza è lapidaria: le vignette di Osho sono una «propaganda che stupisce per la sua genericità». Mentre nell'immagine raffigurante il bambino, risiede un «improprio paragone tra un padre che rimprovera il figlio e l'inesistente (a detta dei penalisti) giustizia disciplinare del Csm». Il giornale diretto da Marco Travaglio non fa sconti alla satira, a meno che non sia rossa. Federico Palmaroli, parlando con Il Giornale, sottolinea come l'Unione delle Camere penali «non strizzi l'occhio a nessun governo». Osho ha scelto di fare questa campagna anche per questa ragione. I penalisti, poi, sono dodicimila. E a livello politico votano in maniera trasversale. L'autore romano non nasconde il suo punto di visto sulla reprimenda del Fatto: «La cosa che colpisce di più è il doppiopesismo. Anche il fronte del No ha utilizzato la satira o i comici in queste settimane. Si pensi a Giovanni Storti, che ha peraltro confuso il governo con il Parlamento, dando l'impressione che i magistrati vengano scelti per strada». Il riferimento è a un video social del membro dello storico trio composto anche da Aldo e Giovanni, in cui il sorteggio delle toghe per il Csm viene associato a un fantomatico film in cui gli attori verrebbero scelti a sorte. Un paragone abbastanza improprio. Se non altro perché, per diventare attori, non serve un esame di Stato. «Col mio stile - continua Osho - ho associato stereotipi o scene di vita quotidiana con un messaggio concreto. E la narrativa delle mie vignette non è mistificatoria, com'è stato invece proprio di alcuni tentativi del fronte del No». Sono mesi, per esempio, che ascoltiamo la tesi secondo cui, con la riforma Nordio, i pm verrebbero assoggettati dalla politica. Tesi smentite sia dal testo della riforma sia da prestigiosissimi costituzionalisti. «In estrema sintesi - chiosa Palmaroli - se l'artista che si esprime è di destra, allora deve stare al suo posto.

Se invece a dire la sua è un artista di sinistra, non è soltanto legittimato a prendere posizione ma anche, magari, a veicolare messaggi manipolativi, che possono confondere l'elettorato nel merito». Con buona pace della difesa, ma soltanto a parole, della libertà di stampa.

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