Simpson, lo skipper ucciso dalla show business

Dramma alla vigilia della Coppa America. Velista olimpionico annega durante una regata di allenamento a San Francisco. Sotto accusa le nuove super barche veloci ma insicure

Simpson, lo skipper ucciso dalla show business

Di cognome faceva Simpson e aveva un carattere «monello»: inevitabile che il suo diminutivo fosse «Bart». Ieri Bart è morto. Annegato. È accaduto durante un allenamento preparatorio alla Coppa America, l'appuntamento sognato da ogni velista professionista. E il britannico Andrew Simpson era un signor professionista. Tanto da aver conquistato due medaglie all'Olimpiade (oro a Pechino 2008 e argento a Londra 2012). Simpson aveva 36 anni, una moglie e un figlio piccolo: lei non vedrà più il marito, lui crescerà senza avere più al fianco il papà. Simpson era il direttore sportivo del catamarano svedese, Artemis Racing. È annegato in seguito a un incidente nella baia di San Francisco, quando Artemis si è ribaltato, imprigionandolo sott'acqua. Non poteva avere peggiore prologo la Coppa America. Patrizio Bertelli, patron di Luna Rossa, forse ha deciso di non starci più: «Per continuare la sfida ci devono dare garanzie, altrimenti niente. Dopo questa tragedia il team è libero di scegliere se continuare o no. Ma con uno sport estremo servono garanzie». La vela uno «sport estremo»? Proprio così. Le attuali barche in gara (i mostruosi AC72) ormai sono assimilabili a Formula 1 del mare. Con tutti i rischi del caso. In pista come nella baia di San Francisco, stessi pericoli. Simpson si stava allenando sul suo «gioiello», uno dei tre challenger alla prossima Coppa America. Tirava forte Bart, ma tirava forte anche il vento. L'imbarcazione di 24 metri - dotata di ala rigida al posto della vela convenzionale - si è rovesciata distruggendosi completamente. Simpson e il secondo velista, il neozelandese Craig Monk, sono sbalzati in acqua: il primo, quando viene recuperato, è già morto; il secondo si salverà.
Ora una parte degli opinionisti del mondo nautico chiede l'annullamento della Coppa America, accusata di veleggiare sulle onde di uno show business sempre più cinico e incurante della sicurezza degli equipaggi.
Le perplessità sugli AC72 erano già state espresse da tempo da molti dei partecipanti all'evento in programma dal 7 luglio prossimo a San Francisco. Nel corso di una recente intervista, Max Sirena, skipper di Luna Rossa, aveva ammesso senza falsi pudori che tutti a bordo «avevano paura navigando con vento oltre i 15 nodi di intensità».
Queste imbarcazioni, infatti, sono particolarmente complesse da gestire e controllare proprio in quelle che sono le abituali condizioni meteo di San Francisco.
Sul banco degli imputati Russel Coutts, il velista neozelandese general manager di Oracle Racing, il detentore del trofeo, che ha fortemente voluto e gestito questo format orientato alla spettacolarizzazione ad ogni costo e queste barche considerate da partecipanti e osservatori eccessivamente costose e pericolose.
Il risultato è paradossale. Contro Oracle ci sono soltanto tre sfidanti: Luna Rossa, Emirates Team New Zealand e Artemis. Più che una regata, una farsa. Da ieri, un dramma.

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