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La sinistra (italiana) degli ayatollah

Vedere la fine che ha fatto il Pd è imbarazzante: un partito che era stato concepito per creare il riformismo è diventato una specie di indistinto movimento populista e massimalista che regolarmente sposa tutte le cause illiberali

La sinistra (italiana) degli ayatollah
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Gli ayatollah non sono solo là, stanno anche qua.
Quando alla fine degli anni Settanta ci fu la rivoluzione di Khomeini furono molti gli intellettuali italiani ed europei che videro nella cacciata dello Scià l’annuncio della rivoluzione marxista e comunista. Il principe di questi intellettuali fu Michael Foucault che si bevve letteralmente il cervello e in tanti in Italia gli andarono dietro.
Tanto che l’Unità titolò così: «Iran: la vittoria popolare è travolgente».
Aggiungendo: «Le vie inesplorate delle rivoluzioni». La lettura che i comunisti italiani davano della rivoluzione integralista di Khomeini era tutta in chiave anti-occidentale, anti-americana e, dunque, illiberale.
Oggi il mondo è cambiato ma la posizione politica della sinistra italiana è la medesima: sono ancora anti-occidentali. Lo sono a tal punto che li ritroviamo con Maduro contro Trump e sull’Iran balbettano perché vi vedono la vittoria degli Stati Uniti e di Israele mentre loro si sono ritrovati a fianco dei pro-Pal che hanno sostenuto il terrorismo di Hamas arrivando a rivendicare il pogrom del 7 ottobre.
Non solo. I ragazzi e le ragazze che a Teheran scendono in piazza, protestano e sacrificano la vita lo fanno proprio per la libertà che in Occidente è garantita dai liberali ed è dileggiata e offesa dagli ex e post comunisti che, al calduccio delle libertà occidentali, coltivano ancora il mito ultracentenario e terribilmente fallimentare della rivoluzione. Ecco perché gli ayatollah stanno anche qua: perché la cultura politica della sinistra non ha fatto i conti né con la sua storia di fallimenti né con la storia della libertà che è occidentale.
Vedere la fine che ha fatto il Pd è imbarazzante: un partito che era stato concepito per creare il riformismo è diventato una specie di indistinto movimento populista e massimalista che regolarmente sposa tutte le cause illiberali. È mosso non da una politica ma da un’ossessione: Giorgia Meloni e il fascismo. Mostrando di essere nella sostanza un partito reazionario del tutto incapace di fare i conti con la realtà.

Così, nascondendo a sé stessi la storia, i fatti, le critiche, secondo la logica anti-scientifica del marxismo, gli esponenti del Pd e ciò che avanza della sinistra educa di fatto da un lato al fanatismo e dall’altro all’indifferenza quando ad affermarsi sono le posizioni del governo italiano e le ragioni in generale dell’Occidente che ha ancora, per fortuna, negli Stati Uniti un riferimento. Insomma, piccoli ayatollah crescono. Che pena.

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