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Sorpresa: affluenza boom. Il risultato è appeso alle grandi città del Nord

Alle 22 ha votato oltre il 45%. L’Emilia Romagna guida la classifica con il 53,5%. Dati bassi al Sud: la Sicilia al 35%

Sorpresa: affluenza boom. Il risultato è appeso alle grandi città del Nord
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La prima giornata riserva una grande sorpresa: l'affluenza. Alle ore 12, la partecipazione sfiora il 15%. Alle ore 19, il 40%. Alle 23, il 45.5%. La statistica è abbastanza omogenea ma nelle grandi città, specie nel Nord del Paese, le urne sono più affollate che altrove. La speranza di Elly Schlein, Giuseppe Conte e compagni è riposta nei grandi agglomerati urbani, quelli «rossi». L'idea è quella già vista in altre elezioni italiane e continentali: centro contro periferie. Le grandi città contro il resto del Paese. È un gioco in cui il centrosinistra ci ha spesso rimesso le penne.

E questa volta lo schema, che è già fragile di suo, può saltare con maggiore facilità. Il Pd è diviso, con i riformisti schierati per il Sì. E per il Sì si sono espressi anche Azione e una parte di Italia Viva, forze che pesano proprio nei grandi centri. Tradotto: più affluenza urbana non significa in maniera automatica vittoria del No.

Ipotesi, scenari che soltanto i risultati che emergeranno dalle 15 di oggi potranno confermare o meno. E ancora i sondaggi che avevano calcolato una partecipazione attorno al 50%. Il trend sembra destinato a scavalcare di poco quella cifra. Prima del voto i maggiori istituti di rilevazioni statistiche hanno fotografato una curva precisa: la crescita dell'affluenza favorisce il Sì. Il centrodestra ci crede.

I precedenti dei referendum in cui si è votato su due giorni non aiutano a leggere il quadro. Il nodo «Giustizia», sottoposto a referendum confermativo, rappresenta infatti un unicum. Nel 2006, quando alle 12 aveva votato appena il 10,1%, l'affluenza finale si attestò al 53%. Dinamica simile nel 2020: con un 11,7% registrato a metà giornata, si arrivò poi al 53,8% del lunedì. E ancora nel 2011, quando gli italiani votarono su acqua e nucleare: alle 12 non aveva votato nemmeno il 12% ma il lunedì si arrivò al 57.1%. Il risultato resta imprevedibile. Nel corso della giornata, statistiche e numeri si accumulano sui tavoli degli addetti ai lavori. Alle 19, nelle zone urbane, il dato sfiora il 40%. Nelle piccole cittadine, si arriva al 38% di media. Nelle aree rurali, si arriva al 36.9%. Sono piccole distanze che però possono incidere. L'Emilia Romagna è la Regione più «virtuosa» in termini di partecipazione al voto: 53.49% alle 23. Segue la Lombardia, con quasi il 52%. È Milano, poi, a guidare la classifica delle città lombarde in cui si è votato di più, con quasi il 54%. Seguono Bergamo e Monza a distanza ravvicinata.

In Toscana, che è comunque terza, non si registra il boom emiliano romagnolo. Sono alti i dati del Friuli Venezia Giulia, 42,5% e delle Marche 42.2% (alle 19). Al Sud questo referendum è molto meno sentito, con Campania, Calabria e Sicilia che chiudono la classifica delle Regioni. L'affluenza cresce anche in serata. Si intravede persino la possibilità che i numeri raggiungano quelli delle Politiche del 2022. Ma qualcuno, come l'istituto Garrone, frena gli entusiasmi e intravede che la partecipazione possa arrivare al massimo al 57%. A fine giornata gli elementi che spiccano sono soprattutto due: la crescita complessiva dell'affluenza, che il centrodestra può interpretare come un segnale positivo.

E il fatto che il «boom» abbia interessato soprattutto le grandi città, un fenomeno a cui il «campo largo» guarda con ottimismo. Sono due letture diverse ma non interscambiabili. Tra il fronte del Sì e il fronte del No, emergeranno un vincitore e un perdente. Comunque finisca, un segno di buona, ottima salute della democrazia italiana.

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