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"Le sue parole mi fanno pena". È scontro Meyer-Sgarbi

“Da troppi anni il sovrintendente alla Scala è straniero”: queste le parole del sottosegretario alla Cultura finite nel mirino del francese

"Le sue parole mi fanno schifo". È scontro Meyer-Sgarbi

È il giorno della Prima del Boris Godunov al Teatro alla Scala, ma le polemiche non mancano. L’ultimo fronte vede coinvolti il sovrintendente Dominique Meyer e il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi. Ad accedere lo scontro le ultime dichiarazioni dell’esponente del governo Meloni, tutt’altro che apprezzate dal francese. Anzi, il giudizio è perentorio: “Le sue parole mi fanno pena”.

La posizione di Sgarbi

A poche ore dall’atteso appuntamento meneghino, Sgarbi si è scagliato contro le regie faraoniche e “incontinenti”, parlando apertamente di costi sproporzionati. Ma il passaggio contestato è un altro, legato ai registi e agli addetti ai lavori stranieri. “Sarà opportuno ripensare al rapporto tra il teatro, la creatività e il popolo, e anche valutare l’indicazione di un nuovo sovrintendente”, la versione del sottosegretario: “Attenzione: nulla contro gli stranieri. Ma per quel che riguarda due simboli assoluti dell'Italia davanti al mondo, due valori nazionali, gli Uffizi, dove pure ha operato un ottimo direttore tedesco, e la Scala, non s'intende perché non si possa, anzi non si debba, indicare un italiano. Ne ho parlato anche con Riccardo Muti, che vuole fermamente in Italia le spoglie del grande Cherubini, sepolto a Parigi, al Père Lachaise”.

La replica di Meyer

Intercettato al suo arrivo al Piermarini per la messa in scena dell’opera russa, Meyer non ha utilizzato troppi giri di parole: “Io non faccio commenti su questo, io sono in Italia da 30 anni e la prima volta che sono venuto alla Scala era il 1980. Non mi sono mai sentito uno straniero. E mi sento a casa laddove si fa cultura. Per la prima volta ho sentito questa parola dura, 'straniero’, mi ha fatto pena.

Meyer ha ribadito di essere stato accolto sempre molto bene da trentacinque anni a questa parte, ricordando di essere presidente di varie giurie: “Sono sempre stato accolto a braccia aperte. Mi fa pena essere considerato adesso come un cattivo straniero che non sa fare il suo lavoro”. Il sovrintendente ha poi aggiunto:“Sono 32 stagioni che dirigo l'Opera di Parigi, l'Opera di Vienna e adesso la Scala. Ho rispetto per questa persona che non conosco ma che credo non conosca il mio lavoro”.

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