Questa mattina le forze dell’ordine hanno effettuato perquisizioni a casa di sei esponenti del partito dei Carc, cinque a Napoli e uno a Firenze. Sono loro stessi che ne danno comunicazione, mostrando anche l’atto della procura di Napoli. Il partito dei Carc è una delle realtà della sinistra radicale che si posiziona tra i più estremisti e da anni predica il rovesciamento del governo con azioni di forza nelle piazze per “imporre” un governo di blocco popolare. Sono spesso nelle piazze più calde, invitano all’azione e, dopo anni di indagini, la procura ha deciso di muovere i primi passi. Tra i perquisiti anche un minore.
Le ipotesi di reato presenti nell’atto di perquisizione sono chiare: “Articolo 270 bis per aver promosso, costituito, organizzato, diretto o finanziato un’associazione che si propone di commettere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione che si richiama all’operatività delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate rosse (con l’aggravante di aver indotto a commettere il crimine anche un minorenne)”; “Articoli 110 e 414 per aver fatto pubblicamente apologia dei delitti di terrorismo con richiami espliciti all’operatività delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate Rosse”. Dal Carc fanno sapere che, come da prassi in questi casi, alcuni sono stati accompagnati in Questura per gli interrogatori o, meglio, come dicono loro, “tentativo di interrogatorio senza avvocato e le altre tipiche forme di intimidazione che la polizia politica riserva ai più giovani militanti per spaventarli”.
In queste ore pare che alcuni esponenti del movimento e dell’ala antagonista si stia organizzando per raggiungere la Questura in solidarietà con i soggetti sotto interrogatorio per i quali, va sottolineato, non sono stati emessi provvedimenti. “Denunciamo il tentativo di colpire il P.Carc con un’evidente e provocatoria montatura giudiziaria che combina i vecchi arnesi delle procure forcaiole e anticomuniste (270 bis) con le moderne perversioni repressive tipo “reato della parola” e propaganda terroristica a mezzo social”, scrivono dal Carc. “Con le accuse di “terrorismo” contro il P.
Carc le autorità giudiziarie allargano il loro attacco contro tutto il fronte delle masse popolari e della lotta contro il governo Meloni. Quanto più il loro tentativo cade nel vuoto, tanto più la lotta contro il governo Meloni, il sistema delle Larghe Intese e le loro autorità giudiziarie si sviluppa e si rafforza”, è “l’avviso” che mandano dal Carc.