C'era da aspettarselo. Le parole di Gratteri sul referendum "A votare Sì saranno indagati, imputati, la massoneria deviata e i centri di potere" hanno sollevato un polverone di critiche e reazioni indignate. A partire dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. "Sul referendum ho sempre auspicato un dibattito sereno, un confronto civile tra le diverse posizioni. Rimango pertanto basito dalla grave dichiarazione rilasciata dal procuratore. Gratteri ricopre un incarico molto importante e la sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui. Mi auguro possa tornare sui suoi passi anche perché la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro politico".
Altrettanto dure le parole di vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani. "Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente SÌ al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani". Durissima anche la reazione di Matteo Salvini. "Io lo denuncio. E voterò SÌ", ha scritto su X il leader della Lega e vicepremier.
Sull'argomento è intervenuto anche il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che definisce le parole del procuratore "sconcertanti". “Dividere gli italiani tra persone ‘per bene’ e presunti delinquenti sulla base della loro scelta al referendum è un atto di delegittimazione grave e inaccettabile. Chi voterà Sì non è un indagato né un complice dei poteri occulti: è un cittadino che esercita legittimamente un diritto costituzionale. Magari con l’obiettivo, sempre se Gratteri consente, di rendere la giustizia migliore. Attribuire a milioni di italiani etichette infamanti significa "sporcare" il confronto. Nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire chi sia "per bene" in cabina elettorale. La legalità, poi, non è patrimonio esclusivo del procuratore Gratteri, al quale dico: ai "Pm protagonisti" abbiamo già pagato un pesante tributo un po' di anni fa, e non si sente affatto il bisogno di nuovi emuli, fuori tempo massimo”.
"Arrestateci tutti", tuona Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera, deputato di Forza Italia. "Prepari milioni di pagine da riempire nel registro degli indagati dove saranno elencati i milioni di cittadini perbene che con il loro Sì approveranno la riforma costituzionale che servirà anche ad evitare che pubblici ministeri asini di democrazia e rispetto delle persone siano collocati in ruoli di straordinaria delicatezza istituzionale. E saranno milioni di cittadini liberi, totalmente liberi rispetto alla schiavitù dell'ideologia che tiene prigioniero il procuratore Gratteri".
Tante, poi, le critiche da FdI. "Le parole di Nicola Gratteri sul referendum rappresentano un'offesa incomprensibile verso quanti voteranno per il Sì, equiparati a chi ha conti aperti con la giustizia o trama nell'ombra. È un’impostazione inaccettabile che mira a spostare lo scontro dal terreno delle idee a quello della delegittimazione personale, insinuando un sospetto generalizzato verso milioni di cittadini" dichiara in una nota Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d'Italia e questore della Camera.
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"Un simile schema è incompatibile con la dialettica politica e appare ancor più grave quando proviene da chi ricopre ruoli di alta responsabilità istituzionale. Ci sorprende, inoltre, che Gratteri cada nell’antico vizio della sinistra di dare patenti, trasformando il dibattito in un giudizio morale anziché in una libera scelta degli elettori. Pur comprendendo il nervosismo di Gratteri e compagni, c'è una linea rossa che non può essere varcata: il rispetto delle opinioni e delle convinzioni di quegli elettori che si recheranno alle urne convinti, votando Sì, di dare un contributo legittimo al dibattito pubblico e al futuro della Nazione. La politica ha il dovere di difendere questo diritto senza ambiguità, riportando il dibattito sul merito e respingendo ogni tentativo di discredito. Solo così si tutela la qualità della nostra democrazia e si garantisce che il referendum resti uno spazio di libera scelta, non di etichette o sospetti".
Parole "gravissime" che "segnano il punto più basso nella campagna referendaria per la riforma della giustizia, segnata da scorrettezze e fake news" le definisce la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri, componente commissione giustizia. "Affermare che a votare sì saranno gli ‘indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero pace con una giustizia efficiente’ rappresenta una evidente manipolazione della realtà indegna di un uomo che dovrebbe avere rispetto delle istituzioni e dei cittadini qualsiasi sia il loro pensiero sulla riforma della giustizia. Ci aspettiamo una condanna di queste parole da parte di tutte le forze politiche”.
Per il il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, “Le affermazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri sono gravi e irresponsabili. Mi chiedo come possa un magistrato della Repubblica utilizzare toni e argomenti che nulla hanno a che vedere con il necessario equilibrio e la misura che il suo ruolo impone. E certamente non è questo il modo di fare, direttamente o indirettamente, campagna elettorale. Colpisce, inoltre, che parole di questo tenore arrivino proprio nel giorno in cui al Senato abbiamo celebrato, con un convegno, la figura di Rosario Livatino: un magistrato modesto, integerrimo, riservato, che ha servito lo Stato in silenzio, con rigore e senso del dovere, fino al sacrificio della vita. Il contrasto è evidente. Da una parte l’esempio di un servitore dello Stato che non ha mai cercato visibilità né protagonismo; dall’altra toni sopra le righe che non rendono onore alla magistratura. Il rispetto delle istituzioni passa anche dal rispetto dei ruoli e dalla sobrietà delle parole. È un principio che vale per tutti, a maggior ragione per chi indossa la toga”.
Dure anche le parole della senatrice di Forza Italia e Vicepresidente del Senato Licia Ronzulli. "Secondo Gratteri chi vota sì al referendum è un delinquente. Quando un magistrato in carica come Nicola Gratteri utilizza un linguaggio sprezzante verso milioni di cittadini che esercitano un diritto costituzionale, non siamo più nel campo dell'opinione personale: siamo dentro una frattura pericolosa tra istituzioni e popolo sovrano. La magistratura gode — giustamente — di indipendenza. Ma l'indipendenza non è arroganza. Non conferisce il diritto di insultare chi non la pensa allo stesso modo. Dire o anche solo lasciare intendere che chi vota in un certo modo sia un delinquente è inaccettabile. È un'affermazione oltraggiosa che alimenta divisioni e mina la fiducia nelle istituzioni. Se non è intimidazione questa, cos'altro dovrebbe esserlo? Gratteri si concentri sul suo lavoro in Campania, magari svolgendolo meglio di quanto abbia fatto in Calabria, dove maxi retate e arresti hanno coinvolto anche persone poi risultate innocenti, a cui è stata rovinata la vita e per le quali nessuno paga. La critica è legittima, il dissenso è legittimo, delegittimazione del voto no".
Ironica, invece, la reazione di Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia. "Quello di Gratteri è il miglior spot per il Sì al referendum. Se uno che sproloquia in questo modo si trova a capo della procura più grande d'Italia, significa che questo CSM va riformato profondamente".
Immediata anche la reazione di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia. "Sono davvero sconcertato dalle parole pronunciate da Nicola Gratteri. Si tratta di affermazioni estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un'ombra ingiusta su un'intera comunità", si legge in una nota. "Non ho mai nascosto la mia considerazione nei confronti dell'attuale procuratore della Repubblica di Napoli e non dimentico la collaborazione istituzionale avuta negli anni in cui ha operato in Calabria, quando insieme abbiamo lavorato nell'interesse del nostro territorio. Proprio per questo - osserva - mi risulta ancora più difficile comprendere il senso di dichiarazioni che finiscono per insultare, in modo improprio, migliaia di cittadini". "Ci sono tantissimi calabresi perbene, me compreso, che voteranno sì al referendum, perché vogliono una giustizia più giusta, più efficiente e meno politicizzata, e perché giudicano becere e pericolose le tesi giustizialiste per le quali indagato è sinonimo di colpevole", sottolinea Occhiuto. "Basta, quindi. Ridurre, con questi toni, il confronto a una contrapposizione morale tra buoni e cattivi non aiuta nessuno e non rende un servizio né alla Calabria né all'Italia",
Si scaglia contro il procuratore anche il segretario di Azione, Carlo Calenda. "Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Sì al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno", ha scritto sui social.
"Nicola Gratteri è un magistrato stimato e con una importante storia di impegno per la legalità e proprio per questo le sue affermazioni sembrano 'parole dal sen fuggite': distinguere chi è per bene dai delinquenti in base al voto referendario è offensivo nei confronti di milioni di persone, oltre che essere una sciocchezza sesquipedale. Gratteri dovrebbe scusarsi per quanto detto. Sarebbe grave se lui ed i comitati del no davvero pensassero una cosa del genere", le parole del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Tra le reazioni indignate anche quella della Giunta dell'Unione Camere Penali italiane. "L'affermazione del dott. Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il "No" le "persone perbene" e per il "Sì" indagati, imputati e poteri deviati, non è un'opinione: è un insulto. Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite", si legge in una nota.
"Un magistrato, per il ruolo che ricopre - prosegue la nota - non può permettersi parole che dividono, diffamano e deformano la realtà. Non è libertà di espressione: è delegittimazione del pluralismo. E quando simili esternazioni provengono da chi amministra la giustizia, il danno non è personale ma istituzionale, perché incrina la credibilità dell'intera magistratura". Per l'Ucpi, "le consuete iperboli retoriche del dott. Gratteri sono note. Ma dopo le false affermazioni attribuite al dott. Giovanni Falcone, questa ennesima forzatura appare come una recidiva che inquina il confronto elettorale con disinformazione e allarmismo. È il volgare attacco di chi non ha argomenti, un moralismo antipluralista che svuota il confronto democratico e sostituisce il merito delle idee con la delegittimazione personale. Non è dibattito: è greve propaganda". "Per questo ci auguriamo un richiamo da parte del Presidente della Repubblica, quale garante dell'equilibrio istituzionale e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, a tornare nell'alveo di un conforto rispettoso sul merito della della riforma", conclude la nota.
"Sono sconcertato da quello che ho sentito, ma ancora di più da quello che è stato detto dopo. Mi domando se l'esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l'inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera". Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a 5 minuti nel confronto televisivo con il presidente del Comitato "Società civile per il No nel referendum costituzionale", Giovanni Bachelet
Csm verso l'apertura di una pratica
Sul caso, infine, è intervenuto anche il Csm. "In relazione alle dichiarazioni rese dal Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, sul referendum sulla riforma della magistratura, si informa che sarà proposta l'apertura di una pratica presso il Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura", fa sapere il Consigliere laico del Csm, Enrico Aimi.
L'iniziativa è finalizzata a verificare se le affermazioni pubbliche rese - per il loro contenuto e per il contesto in cui sono state pronunciate - possano rilevare nel procedimento di valutazione di professionalità del magistrato, con particolare riferimento al requisito dell'equilibrio, essenziale nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e nella tutela del prestigio dell'ordine giudiziario. Contestualmente, sarà interessato il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione per valutare l'eventuale sussistenza di profili disciplinari".