Ubs La roulette russa dei clienti evasori

Per i 52mila americani che hanno eluso il fisco grazie ai conti svizzeri in Ubs, ora si prospetta una roulette russa. La posta in gioco è pesante. La questione sta in questi termini. Opzione numero uno: aderire allo scudo fiscale Usa, che è tutt’altra cosa rispetto a quello italiano, molto più gravoso, perdere un sacco di soldi, ma mettersi in regola. Oppure - opzione numero due - rischiare: quindi o farla completamente franca o finire nella lista dei 4.450 di cui Ubs farà i nomi alle autorità di Washington, il che equivale a una vera rovina. Ubs dovrebbe iniziare a consegnare i nomi al fisco dopo il 23 settembre, che è il termine stabilito dalle autorità Usa per permettere ai contribuenti inadempienti di autodenunciarsi. Entro quella data i potenziali evasori americani potranno dunque decidere se aderire o no allo scudo fiscale. Ma oltreoceano i termini della questione sono sostanzialmente diversi rispetto all’Italia. In America non c’è infatti un vero e proprio scudo, ma si tratta di un’autodenuncia con cui il fisco offre all’evasore la possibilità di redimersi ed evitare conseguenze peggiori, fino alla prigione. La contropartita è però salata. Sui capitali nascosti all’estero l’evasore deve pagare tutte le tasse arretrate, ovvero quelle che avrebbe pagato negli Usa se non avesse trasferito il proprio tesoro. Più gli interessi, più una sanzione. Cioè l’intero gioco costerà molto di più dei benefici che ha portato. Altra cosa dal nostro scudo fiscale, che col suo 5% di «ammenda» è più che altro una forma di incentivo a riportare i capitali in Italia. Negli Usa non c’è invece l’obbligo di rientro dei capitali, che tuttavia dopo l’autodenuncia continueranno a essere regolarmente tassati dall’estero. Le differenze, peraltro, non si fermano qui: lo scudo italiano garantisce l’anonimato di chi aderisce, mentre in Usa è previsto il pieno disvelamento dell’identità dell’evasore. Ubs, come detto, potrebbe invitare i suoi correntisti americani «a rischio» ad autodenunciarsi. Poi, dal 23 settembre partirà la consegna dei nomi, individuati tra chi, nei 52mila potenziali, è rimasto nascosto al fisco Usa. A quel punto, per i 4.450 «sfortunati» saranno guai seri.

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