Dopo il 25 aprile, come da tradizione, per la sinistra antagonista l’appuntamento successivo è quello del 1 maggio. Se la prima data non è più legata alla Liberazione d’Italia, va da sé che anche la seconda non sia più legata al Lavoro. Sono anni che nelle piazze, spesso violente, il tema è messo in secondo piano, se non ignorato del tutto, a fronte di altre rivendicazioni che nulla hanno a che fare, se non per collegamenti forzati. A Torino Askatasuna ha già chiamato una nuova manifestazione per il 1 maggio e le premesse non sembrano delle migliori.
“Dopo mesi di aria fresca in cui si è ‘bloccato tutto’, dove centinaia di migliaia di giovani sono scesi in piazza, arriva il conto da pagare, lo sgombero dell'Aska è sentito come un attacco da parte del governo a una città che è resistenza, è lotta, è un terreno di contesa e non di mediazione. ‘Torino è partigiana’ non è solo uno slogan, ma sentimento comune e il 1 Maggio vogliamo dire e praticare tutto questo”, si legge nell’ultima comunicazione del centro sociale. Sembra una chiamata diversa dalle altre, sia nei toni che nelle intenzioni, qualcosa di diverso rispetto alle manifestazioni che si sono tenute fino a questo momento, almeno da gennaio a questa parte. “Ciò che viene sottratto con la forza bruta va restituito e, se necessario, va riconquistato. Perché il simbolo di un palazzo blindato, di un quartiere militarizzato, si traduce in possibilità per praticare a partire dai nostri territori la contrapposizione alla guerra, individuando le controparti che oggi si frappongono fra noi e un modo di vivere diverso da quello che hanno in mente per noi. Noi no, non siamo come loro, la guerra non la vogliamo, non la paghiamo e non la armiamo. Come la Palestina ci ha insegnato: resistiamo contro la loro guerra”, conclude il messaggio.
Le intenzioni sembrano chiare per quel che succederà il prossimo 1 maggio, parlano di “controparti” che si “frappongono”, che altro non sono che gli organi dello Stato che impongono il rispetto di una legge che non esiste in quel “modo di vivere diverso” che vorrebbero dalle parti degli antagonisti. Per 30 anni Askatasuna è stato occupato illegalmente, per 30 anni un bene pubblico è stato fruito in maniera arbitraria dal centro sociale che, per altro, si è distinto per la violenza delle piazze a cui ha partecipato a Torino, e non solo. Quel che si prospetta il 1 maggio è una minaccia di guerriglia civile come altre ne hanno generato da Askatasuna, mai però annunciandole così direttamente.
Il quartiere da dicembre è stato militarizzato attorno all’edificio liberato per impedire che potesse essere nuovamente occupato. E l’intento di “riconquista” che emerge da questo documento non fa che confermare che la decisione abbia basi solide.