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La violenza avallata dagli "antifascisti"

Quello che resta della sinistra non sono che queste bande di criminali, perché di criminali si tratta, che partecipano alle manifestazioni e ai cortei per sfogare un'indole aggressiva oltre misura nonché intolleranza e odio

La violenza avallata dagli "antifascisti"
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Gentile Direttore Feltri,
sono sconvolta dalla violenza che ogni settimana, senza eccezione, si consuma nelle piazze e sulle strade principali delle nostre città, scatenata da manifestanti che si dicono pacifisti, antifascisti e democratici, ma che picchiano gli agenti, facendoli finire a decine in ospedale, e scrivono sui muri scritte ingiuriose e minacciose contro la premier Meloni.
E i politici dell'opposizione tutti zitti e mosca.
Ne è indignato quanto me?

Romina Bianchi

Cara Romina,
non è la prima volta che leggiamo e apprendiamo di scritte del tenore di quella apparsa a Milano nel corso della manifestazione pro-Palestina tenutasi lo scorso sabato. «Spara a Meloni» configura una esortazione a delinquere, un invito ad uccidere, un incoraggiamento a compiere un delitto grave, il più grave in assoluto: togliere la vita. Potrei dirti che sono sì indignato ma niente affatto sorpreso, poiché ci si abitua - ahimè - a tutto. Quindi, sono oramai avvezzo sia alla violenza dei sedicenti antifascisti sia al silenzio di quella classe politica che si definisce, come tu ben sottolinei, «democratica» e «antifascista» ma che pure non disdegna affatto i metodi squadristi, tanto da non condannare le aggressioni alle forze dell'ordine, spedite al pronto soccorso, e nemmeno le minacce di morte ad un organo dello Stato. Questa classe politica, di cui parlo, strizza l'occhio a collettivi e centri sociali i quali adoperano sistematicamente le armi per colpire tutto ciò che rappresenta lo Stato, l'ordine, la legalità. Ed è paradossale la pretesa di spacciarsi pure per buoni, giusti, tenere pecorelle, pia gente che sfila per la pace, ma con il passamontagna, i sassi e ogni altro genere di armamenti da guerriglia urbana nelle tasche. Certo che chiedere la pace servendosi di questi strumenti non mi appare molto credibile.

Ma una cosa almeno risulta chiara e l'abbiamo capita tutti: quello che resta della sinistra non sono che queste bande di criminali, perché di criminali si tratta, che partecipano alle manifestazioni e ai cortei per sfogare un'indole aggressiva oltre misura nonché intolleranza e odio. Ed ecco che sfasciare automobili, distruggere bancomat, incendiare cassonetti della spazzatura, spaccare vetrine, vandalizzare muri, producendo ogni volta milioni di euro di danni che non saranno gli autori di tali reati a risarcire, diventano modi per liberare una violenza repressa contando sul fatto che tutto questo, sotto il vessillo arcobaleno, sarà tollerato, compreso, giustificato, addirittura fatto passare per impegno sociale e politico. La sinistra, lungi dal condannare, celebra questi malfattori. Ne ricerca il consenso. Li sostiene. E questi delinquenti potranno senza dubbio contare - ne sono pienamente consapevoli - sull'appoggio di quegli intellettuali di sinistra che li considerano e li dipingono quali eroi che si ribellano ad un sistema, capitalistico e oppressivo, patriarcale e fascista, di cui la maggioranza, con a capo il presidente del Consiglio, sarebbe espressione. Da qui la tolleranza verso scritte del tipo «spara a Meloni», atti che non vengono stigmatizzati poiché si parte dall'assunto di base che Meloni sia fascista e che uccidere un fascista sia un gesto valoroso e profondamente legittimo.

E se qualcuno domani dovesse eseguire l'ordine dei compagni, anche in quel caso, che ovviamente non ci auguriamo, c'è chi resterebbe muto. Ma prova a togliere una astina alla vocale «o». Si sollevano cori urlanti di «antifascisti» pronti a sbranarti.

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