nostro inviato a Torino
«LItalia è un Paese che sfortunatamente non riesce ad attrarre molti capitali esteri per il proprio sviluppo, ma la Fiat, essendo lentità più grande dal punto di vista industriale, continuerà a fare quello che può. Non possiamo però ignorare, quando arriverà il momento di scegliere in quale Paese realizzare prodotti o allocazioni nuove, il livello di competitività dellItalia».
Non è la prima volta che Sergio Marchionne mette il dito nella piaga: in Italia non ci sono le condizioni per investire e, quando si affronta il problema, accade che «90 su 100 la scelta non viene fatta qui». Ecco perché, ricordando limpegno a non chiudere impianti nel Paese, i vertici del gruppo Fiat mettono comunque le mani avanti. E il presidente Luca di Montezemolo, ancora per poche settimane a capo di Confindustria, lancia al futuro governo questo messaggio: «Il Paese va ricostruito, a cominciare dalle questioni sindacali. Veniamo da troppi anni di non scelte che stanno penalizzando in maniera enorme il funzionamento dello Stato». Detto questo, Marchionne ha confermato la ricerca negli Stati Uniti di un sito produttivo legato al ritorno Oltreoceano della casa torinese. In proposito contatti sono in corso con i tre gruppi americani - Gm, Ford e Chrysler - che potrebbero mettere a disposizione della Fiat una delle loro fabbriche, preferibilmente dislocate in zone dove la presenza del potente sindacato Uaw non è forte.
Non è escluso che il Lingotto possa optare per un contratto che preveda lassemblaggio di modelli italiani a cura del partner Usa, come accade nella joint venture polacca tra la stessa Fiat e la Ford. Lauspicio dellad del Lingotto è che i negoziati in corso si concludano entro quattro mesi. E sempre gli Stati Uniti, secondo Marchionne, potrebbero accogliere con successo anche tutta la gamma della 500, ma non prima del 2009-2010. Diverso, invece, è il discorso sul ritorno negli Usa di Iveco che, sembra ormai certo, si avvarrà della capacità produttiva dei «cugini» di Cnh.
Sulla Cina, il vero tallone dAchille della Fiat, Marchionne ha precisato che laccordo con Chery «non comincerà prima del 2009» e che «quello di Pechino è un mercato estremamente difficile che però non si può evitare».
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