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Fra Klimt e Casorati la Galleria Ricci-Oddi riapre dopo i restauri

Ingresso libero fino a domenica, più di 250 le opere esposte dell'Ottocento e Novecento

Fra Klimt e Casorati la Galleria Ricci-Oddi riapre dopo i restauri
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A meno di un'ora da Milano, Piacenza è la città d'arte che non ti aspetti: un pezzetto di Lombardia incistato in Emilia, con vicoletti, il Duomo con gli affreschi del Guercino, la suggestiva piazza Cavalli, il Broletto e poi la Galleria d'Arte Ricci Oddi, ora rinnovata nel rispetto della sua antica veste. È in via San Siro, circondata dal Giardino della Memoria: qui, su un ex convento, Giuseppe Ricci Oddi, nobile possidente e amante dell'arte, decide di far costruire un edificio adatto a contenere la sua ricca collezione d'arte moderna. Chiama l'architetto Giulio Ulisse Arata, di cui è molto amico e nell'ottobre del 1931 la Galleria Ricci Oddi apre al pubblico, rarissimo caso in cui contenuto e contenitore, architettura e collezione, sono profondamente legati. La galleria piacentina è elegante, funzionale, dotata di una illuminazione naturale zenitale, grazie ai lucernai (dettaglio voluto dal fondatore): è un gioiello inaugurato alla presenta dell'allora principe Umberto di Savoia e della moglie, Maria José. Dentro, spiccano pezzi pregiati come "Il Ritratto di Signora" di Gustav Klimt, "Donne in barca" di Felice Casorati, l' "Ecce puer" di Medardo Rosso. Nel '37 Ricci Oddi muore: la galleria viene donata alla città e ora, da qualche anno, è un ETS, ente del terzo settore. Nel frattempo, alla corposa collezione originaria Ricci Oddi amava la Secessione e la pittura di paesaggio, prediligendo la collezione di opere dagli anni Trenta dell'Ottocento agli anni Trenta del Novecento si è arricchita. Come spiega Lucia Pini, volitiva direttrice (milanese) della Galleria, il fondo della collezione permanente conta su un migliaio di pezzi. "Oggi la Galleria Ricci Oddi è tornata a valorizzare questo spazio quasi metafisico: inauguriamo una nuova fase, con un ritorno all'eleganza e alla bellezza del progetto di Arata", spiega Pini al Giornale. Il nuovo progetto di riqualificazione, ideato dallo studio milanese Lissoni & Partners, ha operato su mille mq, 22 sale e 250 opere.

Il restauro ha sostituito la vecchia tappezzeria con toni adatti a valorizzare la collezione: portali in metallo color testa di moro scandiscono gli ambienti di cui sono stati rinnovati anche gli arredi. Dopo il luminoso salone d'ingresso, a sinistra la sala dei pittori emiliani (dove spicca "La colazione del mattino" di Amedeo Bocchi), poi quella dei pittori toscani, con Fattori e Lega, poi i liguri e i piemontesi, tra cui "Tramonto" di Pellizza da Volpedo, mentre diverse sale sono occupate dalla pittura lombarda e dalla Scapigliatura.

Deliziosa la sala XVI che mette in dialogo Carlo Carrà con Felice Casorati e gran finale in sala XXI, con il celeberrimo "Ritratto di Signora" di Klimt, tela rubata nel '97 e poi ritrovata nel 2019 che nasconde sotto la superficie un'immagine dipinta in precedenza, una sorta di originale doppio ritratto: è la super star della collezione. La Galleria Ricci Oddi, per celebrare questo riuscito "restyling", sarà aperta gratuitamente fino a domenica.

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