L’Expo minimalista? Sì ma senza esagerare

Siamo così giunti, quasi all'improvviso, all'orto botanico universale, anche se Stanca ha messo le mani avanti dichiarando che il progetto non è definitivo. Certo che se con questa serie di orti si riuscirà a richiamare decine di milioni di visitatori, allora l'evento passerà davvero alla storia, con la esse maiuscola. Il fatto che invece potrebbe essere positivo per davvero sarebbe quello che l'Expo diventasse il luogo ove tutto il mondo si trovasse per confrontarsi sulla nutrizione del pianeta. Resta in ogni modo, e a pare nostro è stata certamente opera di un uomo del valore di Stanca, che sono tramontati i sogni e i progetti di grande impatto economico, edilizio e urbanistico, molti dei quali irrealizzabili, altri fuori dai tempi, e per la maggior parte inadeguati alla crisi che ha colpito non solo il nostro Paese.
È chiaro che gli architetti di nome, non solo milanesi, approvano con entusiasmo il nuovo progetto, anche perché in riunioni e discussioni non venivano approvate certo le proposte precedenti, ma in tutti (in noi e in loro) resta il timore che da qui a cinque anni le cose possano poco a poco cambiare, con la lenta rivalsa di chi si occupa di cemento, soprattutto su quei terreni presentati oggi come orti e divenuti con maestria, passata la festa, terreni edificabili. Il progetto presentato, se fa scomparire definitivamente le vie d'acqua, presenta un inedito percorso pedonale e ciclabile che toccherà i più importanti monumenti storici del centro cittadino, e un'altrettanta allettante ristrutturazione di numerose cascine comunali per essere destinate soprattutto a strutture di ricevimento. Ma a questo punto manca ogni riferimento alla dibattuta situazione di CityLife, con il suo museo d'Arte Moderna. In ogni modo tutti i programmi, e forse anche quelli in mano ai privati, subiranno un fatale rallentamento. Forse siamo davvero tornati con i piedi per terra?