L’intervento La metamorfosi di Propaganda Fide: dalle case ai poveri agli affitti scontati per i vip

La Chiesa sta per essere travolta. La Chiesa è sotto attacco.
Agli scandali degli ultimi mesi, alle denunce di omosessualità e di pedofilia, alcune accertate ed altre confessate nei confronti di molti prelati, si aggiungono, nelle cronache di questi giorni, anche le accuse di «corruzione aggravata e continuata» mosse dalla magistratura italiana nei confronti del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e già prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, la famosa Propaganda Fide.
Domenica il Papa durante l’Angelus domenicale da piazza San Pietro ha rivolto un appello ai nuovi religiosi appena nominati, raccomandando e specificando loro che il sacerdozio è incompatibile con il profitto e l’arricchimento personale, e non deve essere usato per acquisire potere individuale, e in nessun modo bisogna fraintendere il vero significato della propria vocazione e lo scopo e la natura della propria missione. L’intervento del Santo Padre era un chiaro riferimento ai fatti recenti, ed era necessario e urgente per diversi motivi.
Propaganda Fide, la congregazione che si occupa della evangelizzazione dei popoli, ha sede in un magnifico stabile seicentesco a due passi dalla scalinata di piazza di Spagna, e la sua amministrazione gestisce l’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa, il cui valore stimato è di circa dieci miliardi di euro, che produce utili per oltre cinquanta milioni di euro e che arriva a contare oltre duemila appartamenti nella sola Capitale.
I beni immobiliari romani consistono in interi palazzi d’epoca, quasi tutti ubicati nel centro storico della città, frutto di donazioni di famiglie aristocratiche, di ricchi privati cittadini, di eredità generose lasciate nella disponibilità della Chiesa per le opere caritatevoli, ed il cui reddito è in genere utilizzato per le finalità primarie della congregazione, ovvero per gli aiuti materiali nelle missioni in Africa ed in Asia, per formare ed inviare nuovo clero missionario a diffondere la fede, la speranza e la religione cattolica nei posti più sperduti, più poveri e dimenticati del mondo.
Propaganda Fide è di regola amministrata da un prefetto di nomina papale quinquennale, che dal 2001 al 2006 è stato il cardinale Sepe, e gestita da due «gentiluomini di Sua Santità» uno dei quali, Angelo Balducci, è dal mese di febbraio detenuto in carcere con un lungo elenco di accuse.
Fino al Giubileo del 2000 molti degli appartamenti di proprietà dell’ente religioso erano affittati ai poveri, ai bisognosi, alle persone che si rivolgevano alla Chiesa per avere aiuto e sostegno, naturalmente con contratti ad equo canone, ma anche inferiori, questo con il sostegno dello Stato italiano che ha reso esentasse il patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica, esistente sul suo territorio.
Dal 2000 in poi questa politica è cambiata. I contratti di affitto che via via arrivavano a scadenza non venivano più rinnovati agli inquilini storici delle abitazioni di Propaganda Fide, ma venivano assegnati dai gestori e dal prefetto, a personaggi di rilievo della politica, del giornalismo, dello spettacolo e dell’imprenditoria, tutti ricchi e famosi, e consegnati loro già ristrutturati in tutto alla perfezione.
Il fatto curioso è che il prezzo degli affitti per queste personalità era spesso di favore, ovvero di molto inferiore ai prezzi di mercato, sebbene ciascuno dei nuovi inquilini sarebbe stato facilmente in grado di sostenere un canone adeguato all’appartamento abitato, alla sua posizione, al suo panorama ed alle sue terrazze, essendo gli stessi posizionati nei luoghi più belli e suggestivi di Roma.
La Procura di Perugia ha denunciato un intreccio di interessi e favori, una specie di «metodo» che un pool di persone, denominata «la cricca» con a capo lo stesso Balducci, utilizzava per ottenere profitti sia personali che per gli altri componenti della cricca stessa, e che usava il patrimonio immobiliare di Propaganda Fide come una propria privata società immobiliare, per avvicinare, attirare ed ammorbidire i vari personaggi, poi usati al fine di ottenere appalti, privilegi e favori a scopo esclusivamente individuale, senza alcun vantaggio evidente per le casse della congregazione stessa.
«Le responsabilità sono individuali» ha tuonato il Papa in un esplicito distinguo, nel suo discorso di domenica. Le parole severe di Benedetto XVI e il suo intervento in questa questione sono necessarie e indispensabili per restituire la fiducia e la fede al popolo dei cattolici e dei fedeli, che assiste smarrito e sgomento al rapido succedersi dei fatti da qualche mese a questa parte.
Tutti noi avevamo fiducia cieca nell’affidare i nostri bambini ai sacerdoti che loro e noi stessi chiamavamo «padre», ed ora, dopo quello che abbiamo letto e visto, siamo assaliti, talvolta, da qualche perplessità.
Tutti noi devolvevamo automaticamente il nostro 8 per mille alla Chiesa cattolica, ed alcuni di noi lasciavano beni in eredità alla Chiesa stessa e ora riflettiamo sul loro reale utilizzo.
Bene ha fatto il Papa con la sua autorevolezza e il suo prestigio a dare una dimostrazione di rigore, di serietà e di trasparenza, per far sì che lo smarrito gregge cattolico ritrovi la strada delle fede e della fiducia nei suoi pastori.
*Deputata Pdl

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