L’INTERVISTA RAFFAELE CATTANEO

«Per Expo sarà tutto pronto». Ad assicurarlo è Raffaele Cattaneo, in prima linea nella battaglia per la Brebemi, da quando è assessore alle Infrastrutture.
A che punto della telenovela ha cominciato ad occuparsi della Brebemi?
«A un punto morto. Erano i tempi del progetto preliminare, quando non c’era una definizione certa né dei tempi, né dei costi».
Quando c’è stata la svolta?
«In due momenti: con la firma dell’accordo di programma di tre anni fa e quando è stata fondata la società Cal (concessioni autostradali lombarde) nel 2007».
Si può dire che la Cal sia stata una prima forma di federalismo?
«L’intuizione di portare la gestione dei problemi più vicina al territorio è stata giusta. In pochi mesi abbiamo sciolto nodi irrisolti da anni. La società ha rappresentato una grossa innovazione per le concessioni autostradali».
Anche Di Pietro, come ministro, ha fatto la sua parte?
«Ho sempre detto che con lui ho lavorato bene. Ma al nostro primo incontro aveva detto che la Brebemi era un’opera inutile e forse dannosa».
Poi ha cambiato idea?
«Gliel’abbiamo fatta cambiare. Se ci fossimo arresi subito a quest’ora non avremmo nessuna Brebemi».
La Provincia di Milano non aderì all’accordo di programma. Un intoppo non da poco?
«Penati incontrò delle ostilità molto forti nella sua maggioranza. E per di più la sinistra aveva montato ad arte le proteste degli ambientalisti, mai così arcigne per nessuna infrastruttura».
Proprio per quelle proteste l’iter per l’approvazione dei progetti subì un bel rallentamento.
«Sì, per l’appunto Formigoni chiamò gli ambientali “boicottatori attivi“».
In sostanza, tra riunioni e trattative, quante ore ha battagliato per la Brebemi?
«Duecento ore solo per le riunioni politiche. E tre volte tanto per gli incontri tecnici».
Alla fine il risultato è arrivato.
«Possiamo già dire con certezza la data di chiusura dei cantieri, nel 2012. E c’è da scommettere che rispetteremo i tempi. Il metodo lombardo ci ha premiato. Non abbiamo scelto la strada del commissario, dei poteri speciali, ma abbiamo dialogato a lungo con tutti i soggetti coinvolti. È così che vogliamo governare, dialogando col territorio, e non emanando editti».

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