A Milano c'era una volta un amministratore di condominio di nome Gabriele Albertini. E con lui un vicesindaco di lungo corso come Riccardo De Corato che le strade di Milano le conosceva tutte, metro per metro. Insieme hanno ridisegnato il futuro della città con i progetti dei grattacieli e i nuovi quartieri delle archistar che hanno mutato lo skyline e l'immagine della città nel mondo. Poi hanno ristrutturato la Scala, costruito dopo decenni i depuratori di cui c'era così bisogno e il teleriscaldamento, i parcheggi sotterranei, il maggior numero di chilometri di metropolitane progettati da un'amministrazione, fatto le metrotranvie, aggiustato le piscine e qualche altra cosa. Il tutto senza nemmeno un avviso di garanzia. C'è da dire che c'era qualche soldo pubblico in più e forse anche un Silvio Berlusconi all'apice della sua parabola a coprire loro le spalle, ma l'abilità di quel sindaco e di quella giunta di "assessori intelligenti" fu di saper convincere gli investitori di tutto il mondo a puntare su Milano. Ed era un fatto del tutto inedito. Una grande visione del futuro che però ebbero la capacità di declinare in un presente che per i cittadini era a portata di mano: i cantieri si aprivano, si vedevano e si chiudevano in un arco ragionevole di tempo.
Ma tutto questo era accompagnato da una cura rigorosa del quotidiano: con le buche nelle strade che venivano individuate e riparate velocemente e un'attenzione ai marciapiedi quasi maniacale. Perché tra i tanti diritti dei milanesi, ci sono quello a un futuro nel mndo, ma anche quello a poter circolare senza rompersi l'osso del collo.