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"Ci sono troppe descrizioni": così la gen Z mostra di non "saper" leggere i classici. Il caso Cime Tempestose

L'uscita del film con Jacob Elordi e Margot Robbie ha fatto sì che Cime Tempestose diventasse un "libro da leggere". Tuttavia la Gen Z si è mostrata incapace di affrontare la sfida di lettura

"Ci sono troppe descrizioni": così la gen Z mostra di non "saper" leggere i classici. Il caso Cime Tempestose

Cime tempestose è un classico e, più in generale, un libro che non ha affatto bisogno di presentazioni. Scritto tra il 1845 e il 1846 da Emily Brontë e pubblicato a partire dal 1847, Wuthering Heights è un capolavoro della letteratura inglese, che ha saputo parlare di divario sociale mentre tracciava il ritratto di una vera e propria ossessione fatta di rapporti malsani e prevaricazioni. Esempio di narrazione inaffidabile, capace di miscelare i cliché della ghost story con la riflessione su una mancanza di morale definita, il romanzo è ora tornato "di moda" dopo l'annuncio dell'uscita del nuovo film di Emerald Fennell che vede come protagonisti Jacon Elordi e Margot Robbie.

Un lungometraggio che arriverà nelle sale solo il prossimo San Valentino e che pure è riuscito a far parlare molto di sé grazie a un trailer provocatorio e volutamente ambiguo, che ha fatto inorridire i puristi del romanzo e impazzire i lettori più giovani, che non conoscono bene l'opera di partenza. Proprio come era avvenuto lo scorso anno con Il conte di Montecristo, dopo la messa in onda della fiction con protagonista Sam Caflin, l'uscita al cinema di Cime tempestose ha fatto sì che tutti si gettassero a capofitto sul romanzo, con aspettative però del tutto sbagliate. Con il successo e il prolificare dei social media e del booktok, la lettura è spopolata tra i più giovani e questo è senza dubbio un aspetto favorevole. Tuttavia questo successo ha avuto due risultati tutt'altro che esaltanti. Da una parte, come si legge anche sul New Yorker, si è diffuso ancora di più quella che viene definita lettura performativa - vale a dire leggere per far vedere agli altri che si sta leggendo. Dall'altra ci si è abituati a un tipo di prodotto più immediato, semplicistico, con un numero di parole per pagina inferiore rispetto al passato per combattere il crollo della soglia dell'attenzione che si fa sempre più basso.

Abituati a social media in cui tutto si decide in pochissimi secondi di video, i nuovi lettori hanno bisogno di essere agganciati subito (in effetti, la parte iniziale di un video si chiama proprio gancio). Questo vuol dire che approcciarsi ai classici - e in questo caso a Cime Tempestose - significa immergersi in un tipo di racconto molto più lento e approfondito. Navigando su TikTok e cercando la parola chiave Cime Tempestose ci si imbatte - soprattutto in ambito statunitense - in video che spiegano come bisogna leggere il romanzo, commenti che chiedono come andare avanti con la lettura perché "ho letto i primi due capitoli e mi stavo addormentando." Alcuni offrono anche delle scappatoie: "Arriva al capitolo 5, usa l'audiolibro se hai bisogno". Un utente, sotto il video dell'account Tone che ha collezionato quasi centomila like, chiede se il libro "diventi più facile da capire". Molti commenti - anche a causa proprio del trailer del film in uscita a febbraio - hanno cominciato a chiedere se il libro contenga "scene spicy", ossia dal contenuto erotico esplicito. Questo perché nel mercato editoriale globale si è diffusa sempre di più la rincorsa a scene erotiche spesso gratuite, messe "a caso" tanto per seguire un trend, senza che la storia ne abbia effettivamente bisogno o ne esca arricchita.

La lettura, quindi, diventa un atto performativo per gli altri, e non più un arricchimento per se stessi, fosse solo anche per provare il piacere di scappare dalla quotidianità. Il paradosso, come riporta anche Fortune, è che nonostante non si faccia altro che applaudire i social per la loro capacità di avvicinare i più giovani alla lettura - nonostante il 50% degli americani abbia annunciato di non aver letto nemmeno un libro nel 2025 - l'utilizzo costante di questo nuovo linguaggio mediale ha distrutto la capacità di concentrazione, analisi e comprensione, al punto che molti studenti che arrivano al college non sono in grado di leggere e comprendere davvero il significato di una singola frase. Sul The Economist viene riportato un esperimento: a degli studenti universitari di letteratura inglese è stato chiesto di leggere i primi capitoli di Casa Desolata, di Charles Dickens, per poi analizzarli e discuterne. I risultati sono stati scoraggianti. Gli studenti hanno avuto problemi non solo col linguaggio specifico, ma anche con termini che facevano parte del livello base della lingua. Ne è emerso il ritratto di una nuova generazione che, già da dieci anni a questa parte, sembra stia navigando sempre più velocemente verso livelli di alfabetizzazione appena passabili. Sembra quasi che il finale previsto dallo splendido romanzo Cloud Atlas, dove l'umanità comunica solo attraverso poche parole e il vocabolario di un bambino di sei anni, si stia trasformando in una sorta di profezia. Ed ecco allora che un testo denso e profondo come Cime tempestose diventa "difficile da seguire", troppo "noioso", piatto e "pesante" perché "non succede niente." Molti letturi annunciano, quasi con orgoglio, di leggere solo i dialoghi perché "ci sono troppe descrizioni".

Il problema è proprio che si è abbassato lo standard: tanto della scrittura quanto della ricezione, per andare incontro a un mondo che cambia e che non può essere fermato. Dire che la Gen Z non sa leggere i classici è senza dubbio una generalizzazione, ma è anche lo spettro di un andamento sempre più diffuso e preoccupante, soprattutto se si guarda al futuro.

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