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Le fratture nascoste dentro il mondo oscuro degli ayatollah

Le fratture nascoste dentro il mondo oscuro degli ayatollah
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L'Iran non è affatto un monolite, anche se alla sua dirigenza e, in parte, anche ai suoi avversari piace descriverlo così. Il «regime degli ayatollah», come spesso viene sinteticamente chiamato, si caratterizza per una pluralità di sfaccettature tanto articolate quanto difficili da comprendere se non si entra nei suoi meccanismi di funzionamento. Da decenni si scontrano all'interno del Paese diverse aspirazioni. Si tratta di due poli, da un lato quello riformatore, dialogante, aperto all'Occidente

e, dall'altro, quello reazionario, populista, fondamentalista. Il primo polo è quello che ha alimentato le speranze di una generazione di giovani iraniani che, prima che scoppiasse il conflitto, è scesa in piazza finendo massacrata dai Guardiani della rivoluzione.

Questa polarità che l'Occidente non è stato abile a sfruttare prima che la situazione degenerasse in scontro aperto è stata ben raccontata da Pier Luigi Petrillo in L'Iran degli Ayatollah (il Mulino, pagg. 192, euro 16, pubblicato dal

2025).

Petrillo sottolinea come «la Repubblica degli ayatollah è sotto attacco fin dal momento della sua fondazione, e proprio la retorica della difesa della nazione dai tentativi stranieri di dominarla è... uno dei collanti della società iraniana, che ancora oggi riesce a unire seguaci del regime e suoi ferrei oppositori».

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