Nel giornalismo investigativo il talento non basta. Servono metodo, disciplina e la capacità di trasformare le domande in strumenti di conoscenza. È da questa prospettiva che prende forma Cento tecniche segrete del giornalista investigativo, il nuovo volume di Alessandro Politi, pubblicato da Oligo e disponibile in libreria dal 27 marzo (280 pagine, 20 euro), con prefazione di Gianluigi Nuzzi e postfazione di Alfonso Sabella.
Il libro propone un percorso concreto dentro il lavoro dell’inchiesta giornalistica. Non un semplice racconto di casi o aneddoti professionali, ma una raccolta strutturata di tecniche, strategie e strumenti operativi pensati per chi vuole avvicinarsi al giornalismo investigativo o approfondirne i meccanismi. Al centro del volume ci sono cento tecniche che guidano il lettore nel processo di ricerca della verità, dalla preparazione dell’intervista alla gestione delle fonti, dalla lettura del linguaggio non verbale alla costruzione di un dialogo capace di far emergere informazioni nascoste.
Il metodo rigoroso
Il punto di partenza è una convinzione chiara, l’inchiesta non può essere affidata all’improvvisazione. “Senza metodo, il giornalismo diventa rumore. E il rumore non cerca la verità, la copre”, scrive Politi. Per questo il volume costruisce un approccio sistematico al lavoro del cronista investigativo, dove l’analisi dei fatti si intreccia con competenze che arrivano da discipline diverse: psicologia della comunicazione, neuroscienze cognitive, studio delle emozioni, diritto applicato alle tecniche di interrogatorio, criminologia e criminalistica.
Uno dei momenti centrali del lavoro investigativo è l’intervista. È qui che il giornalista prova a ricomporre i frammenti della realtà, confrontandosi con chi possiede, o sostiene di possedere, informazioni utili a comprendere un evento. L’intervista diventa quindi uno spazio complesso in cui entrano in gioco ascolto, empatia, tempismo e capacità di interpretare segnali spesso sottili.
La prefazione di Gianluigi Nuzzi
Nella prefazione Gianluigi Nuzzi descrive proprio questa dimensione come il nucleo più delicato dell’inchiesta giornalistica, il momento in cui il cronista deve assumere ruoli diversi, psicologo, confidente, osservatore attento, per ottenere informazioni e far emergere ciò che spesso resta nascosto. La qualità del lavoro, suggerisce Nuzzi, dipende dalla capacità di porre le domande giuste, nel contesto e nel momento giusto.
L’obiettivo del libro non è insegnare trucchi o scorciatoie. Le tecniche illustrate da Politi sono pensate come strumenti di lavoro fondati su un principio deontologico preciso, il giornalismo investigativo deve rimanere un servizio pubblico, orientato alla ricerca dei fatti e alla tutela dell’interesse collettivo. Quando perde profondità e competenza, sostiene l’autore, rischia di smarrire la propria funzione democratica.

Chi è il giornalista
Milanese, classe 1988, Politi è tra le voci emergenti del giornalismo investigativo italiano. Laureato in Giurisprudenza, ha costruito un percorso accademico che unisce psicologia cognitivo-comportamentale, neuroscienze, scienze pedagogiche e criminologia forense, con ulteriori specializzazioni in ambito investigativo e balistico. È autore del primo manuale italiano di giornalismo investigativo pubblicato dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti insieme alla Fondazione Murialdi e dirige i laboratori universitari dedicati a questa disciplina all’Università degli Studi di Milano e all’Università dell’Insubria.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerose testate e programmi televisivi nazionali. Dal 2024 su Rai 1 è autore e conduttore della rubrica Unomattina Crime e nel 2026 lavora come inviato per 1mattina News, Storie Italiane e Storie di Sera.
Con Cento tecniche segrete del giornalista investigativo Politi propone quindi un manuale operativo che prova a riportare al centro del mestiere del cronista investigativo ciò che spesso viene dimenticato, lo studio, il metodo e la responsabilità di cercare la verità attraverso i fatti.