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Negli Usa aleggia il fantasma del giustiziere della metropolitana

Torna il caso dell’uomo che a New York nel 1984 sparò a quattro ragazzi di colore

 Negli Usa aleggia il fantasma del giustiziere della metropolitana

Per molti anni è stato soprannominato «il giustiziere della metropolitana». È Bernie Goetz, l’uomo bianco che nel dicembre del 1984 sparò a quattro adolescenti neri su un treno della metropolitana di New York. La sua storia, oggi quasi sconosciuta in Italia, è in gran parte svanita dalla memoria collettiva anche negli Stati Uniti, soprattutto tra le generazioni più giovani.
Eppure, per un lungo periodo, il suo nome è stato uno dei più discussi e divisivi della cronaca americana.
Negli ultimi mesi l’attenzione sul caso si è però riaccesa con l’uscita di due libri dedicati alla vicenda: Five Bullets. The Story of Bernie Goetz, New York’s Explosive ’80s, and the Subway Vigilante Trial That Divided the Nation di Elliot Williams, ex pubblico ministero e oggi analista legale della CNN; e Fear and Fury.
The Reagan Eighties, the Bernie Goetz Shootings, and the Rebirth of White Rage della storica Heather Ann Thompson, vincitrice del Premio Pulitzer.
Entrambi i volumi rileggono il caso Goetz alla luce dei dibattiti contemporanei su razza, armi, giustizia fai-da-te e sul ruolo dei media nella costruzione della percezione pubblica della violenza. Oggi Goetz vive ancora nello stesso appartamento di Manhattan in cui abitava il giorno in cui salì su un convoglio della linea 2 con una pistola senza licenza nascosta sotto il cappotto. Quel giorno sparò cinque colpi in meno di venti secondi. Tutti e quattro i ragazzi colpiti sopravvissero, ma uno di loro, Darrell Cabey, rimase paralizzato e con gravi danni cerebrali permanenti. Il processo contro Goetz, che includeva accuse di tentato omicidio di secondo grado, scosse profondamente New York e divenne uno dei casi giudiziari più divisivi della storia recente della città. Per anni il dibattito fu incessante: si trattò di legittima difesa o di un atto di violenza sproporzionata?
Nella New York di metà anni Ottanta, segnata da criminalità diffusa, degrado urbano, graffiti ovunque e oltre 1.300 omicidi l’anno, Goetz fu visto da una parte dell’opinione pubblica come un cittadino esasperato che aveva reagito al caos e all’insicurezza quotidiana. Per altri, invece, fu il simbolo di un razzismo armato, tollerato e in parte giustificato dal sistema. A distanza di oltre quar a n t ’ anni, Goetz ha 78 anni e conduce una vita apparentemente marginale. Gestisce ancora un’attività di riparazioni elettroniche e dedica molto tempo alla cura di scoiattoli feriti, una passione insolita che gli ha creato più di un attrito con vicini e proprietari di casa. Nessuno, però, sembra avere particolare voglia di affrontarlo...
Negli anni Ottanta Bernhard Goetz diventò anche uno dei fenomeni più improbabili della cultura pop americana. Finì sulla copertina di Time, fu citato in canzoni di Lou Reed, Billy Joel e dei Beastie Boys, divenne una risposta nei quiz televisivi e un riferimento fisso nel dibattito pubblico. Ancora oggi viene indicato come fonte d’ispirazione per la scena della sparatoria in metropolitana nel film Joker (2019) con Joaquin Phoenix, e anche per la trama di Un giorno di ordinaria follia (2003) con Michael Douglas.
Per un lungo periodo, il suo nome fu sinonimo stesso di paura urbana e di giustizia sommaria. La sua ascesa alla notorietà ebbe origine in un episodio di violenza durato meno di venti secondi, che entrambi i libri ricostruiscono con precisione quasi cinematografica.
Quattro adolescenti neri stavano viaggiando dal Bronx verso una sala gio- chi a Lower Manhattan.
Secondo una prima versione diffusa dalla polizia, i ragazzi erano armati di cacciaviti affilati; una ricostruzione poi ridimensionata, ma che contribuì a plasmare l’immagine pubblica delle vittime. Uno di loro chiese - o pretese- cinque dollari a Goetz. L’uomo dichiarò di essersi sentito circondato e minacciato. All’epoca aveva 37 anni. Estrasse l’arma e aprì il fuoco, colpendo tutti e quattro. Cabey rimase paralizzato per il resto della vita. Subito dopo la sparatoria, Goetz fuggì dalla città e raggiunse il New Hampshire con un’auto a noleggio. Mentre la polizia era sulle sue tracce, divenne un eroe popolare per molti newyorkesi stremati dalla violenza quotidiana e dall’assenza percepita dello Stato. Alla fine si consegnò dopo nove giorni in una stazione di polizia a Concord e rese una lunga confessione, carica di rabbia, sarcasmo e disprezzo verso la città che, a suo dire, lo aveva costretto ad ñ L agire. Il video dell’interrogatorio (oggi disponibile anche su YouTube) mostra un uomo che non esprime rimorso. Il suo ► „ unico rimpianto fu di «aver finito le munizioni». Il processo, durato sei mesi, si concluse con l’assoluzione di Goetz dalle accuse più gra- % ea vi. Fu però condannato per porto illegale di arma da fuoco e scontò otto mesi di carcere. Nel 1996, in un processo civile intentato da Cabey, Goetz fu riconosciuto responsabile e condannato a pagare 43 milioni di dollari di risarcimento. Dichiarò bancarotta e non pagò mai nulla. Five Bullets si chiude con un’intervista a Goetz, che ripercorre il caso senza mostrare alcun pentimento. «Avrebbero dovuto considerarmi un servizio pubblico», afferma, parlando anche di razza, politica e marijuana.
Elude con irritazione la domanda sul possesso attuale di un’arma e non arretra di un millimetro sulle sue azioni di oltre quarant’anni fa.
Bernie Goetz non è mai scomparso del tutto dalla scena pubblica. Nel 2001 si è candidato a sindaco per un partito minore, promuovendo menu vegetariani nelle scuole e nelle carceri; nel 2005 si presentò come difensore civico, opponendosi alla circoncisione e sostenendo il diritto ai pisolini sul lavoro per i dipendenti comunali. Nel 2013 fu arrestato per aver venduto 30 dollari di marijuana a un’agente sotto copertura. Ancora oggi, Goetz non mostra ripensamenti. Come ha dichiarato in entrambi i libri: «La cosa importante è che ho sparato alle persone giuste e che nessun passante innocente è rimasto ferito».
Il dibattito negli Stati Uniti ha riniziato a divampare, dividendo i maggiori quotidiani.

Alcuni vedono nel caso del giustiziere della metropolitana un pericoloso precedente per i molti americani che invocano l’ampliamento del concetto giuridico di legittima difesa, mentre altri lo indicano come il caso più emblematico di come la libera circolazione delle armi negli USA vada rivisto con urgenza.

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