Letteratura

"Non cambiate i miei libri", così Dahl metteva in guardia sulla cancel culture

Roald Dahl non avrebbe affatto gradito modifiche ai suoi scritti. Lo rivela una conversazione, pubblicata sull'Observer, che il celebre scrittore ebbe con Francis Bacon

"Non cambiate i miei libri", così Roald Dahl metteva in guardia sulla cancel culture

"Ho avvertito i miei editori che se cambieranno anche solo una virgola in uno dei miei libri, non vedranno mai più una mia parola. Mai! Mai!". Parola di Roald Dahl, che ne avrebbe di cose da dire, oggi, a chi intendere pubblicare i suoi romanzi ripuliti da termini ritenuti "offensivi" dai nuovi santoni della correttezza politica e dell'identity politics. Dahl pronunciò quest'affermazione in una conversazione che ebbe luogo nel 1982 nella sua abitazione a Great Missenden, nel Buckinghamshire, dove stava parlando con l’artista Francis Bacon.

"Quando me ne sarò andato, se ciò accadrà, allora desidererò che il potente Thor colpisca forte sulle loro teste con il suo Mjolnir, oppure manderò l’Enorme Coccodrillo a divorarli" disse Dahl. Aggiunse poi: "Spero solo in Dio che non accadrà mai a nessuno dei miei scritti mentre giaccio comodamente nella mia tomba vichinga". La conversazione, pubblicata dall’Observer, è stata trascritta da Barry Joule, che aveva accompagnato il suo amico Bacon a trascorrere un fine settimana con lo scrittore.

La polemica

Dahl, morto nel 1990 all'età di 74 anni, è stato uno degli autori per bambini di maggior successo di tutti i tempi. Le ultime edizioni dei libri del celebre scrittore britannico, tuttavia, autore di capolavori assoluti come La fabbrica di cioccolato (1964) e Matilde (1988), hanno subito importanti modifiche e parole come "grasso", "brutto" e "pazzo" sono state tolte, ha riferito per primo il Telegraph. In una nota, citata dal quotidiano inglese, l'editore Puffin ha affermato che alcuni testi sono stati riscritti per garantire che i libri di Dahl "possano continuare ad essere apprezzati da tutti oggi".

La Roald Dahl Story Company, che gestisce i diritti d'autore dei romanzi dello scrittore morto nel 1990, ha collaborato con Puffin per aggiornare i testi, ma assicura che "l'irriverenza e lo spirito tagliente" dei libri originali non sono andati perduti. La decisione di Puffin, tuttavia, ha scatenato un vespaio di polemiche circa la grottesca follia del politically correct. In risposta alle critiche, gli editori hanno annunciato che pubblicheranno sia i testi originali che le edizioni "rielaborate".

La follia del politically correct

A schierarsi contro la versione "politicamente corretta" degli scritti di Dahl è stato, fra gli altri, Salman Rushdie: "Dahl non era un angelo, ma questa è un'assurda censura, Puffin Books e gli eredi di Dahl dovrebbero vergognarsene", ha tuonato su Twitter l'autore di 'Versetti Satanici'. Secondo Bren O'Neill, invece, occorre essere franchi su quello che sta accadendo ai romanzi di Dahl: "Questa è una purificazione culturale. Queste alterazioni arroganti rappresentano un attacco profondamente censorio a uno degli scrittori più amati della Gran Bretagna. Possono presentarlo quanto vogliono nel linguaggio della "sensibilità" e dell'"inclusione", ma si tratta di una correzione stalinista del linguaggio" ha osservato sullo Spectator. Questo è il doppio linguaggio della censura moderna".

La "sensibilità" è "l'abito che ora indossa la censura morale. La polizia della sensibilità è ovunque". Parafrando una frase di Carl Schmitt, dunque, chi parla di "inclusione" solitamente cerca di ingannarti. Come in questo caso.

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