Un anno eccezionale per il fumetto a stelle e strisce, il 1986. Per una irripetibile congiunzione astrale, escono capolavori assoluti come Batman. Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller e Watchmen , fumetto distopico ideato da Alan Moore e disegnato da Dave Gibbons. Inoltre, John Byrne riscrive il mito di Superman con L’uomo d’acciaio .
Tre opere pubblicate sotto il marchio DC Comics. Anche la Marvel punta su Frank Miller, che rilancia il personaggio di Devil scrivendo un trittico di storie indimenticabili: Rinascita , con le matite e le chine di David Mazzucchelli, e l’accoppiata Elektra. Assassin e
Amore e guerra , opere caratterizzate dallo stile unico dell’artista Bill Sienkiewicz. Il 1986 è anche l’anno in cui Art Spiegelman si confronta con la tragedia dell’Olocausto e con la figura del padre, superstite di Auschwitz, scrivendo un graphic novel di grande impatto: Maus. Racconto di un sopravvissuto , vincitore del Premio Pulitzer. Una manciata di titoli che cambia per sempre il volto dei comics, non più lettura per ragazzini ma prodotto in grado di dialogare con il pubblico adulto, grazie a un linguaggio innovativo e a contenuti più profondi.
Anche in Italia c’è un piccolo cataclisma: il 26 settembre debutta infatti Dylan Dog , l’investigatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi. È tutt’ora uno dei personaggi di punta di casa Bonelli.
Oggi i supereroi stanno vivendo un momento di grande popolarità grazie a film e serie televisive, e sono apprezzati da un pubblico ampio e variegato. Dietro questo successo globale vi sono le saghe create negli ultimi quarant'anni, le cui radici affondano in quel magico 1986, quando i canoni dei comics vengono rivoluzionati e si assiste a un vero e proprio rinascimento fumettistico.
Sono Frank Miller e Alan Moore gli autori che hanno maggiormente contribuito a questo rinnovamento, ispirando una generazione di sceneggiatori: Warren Ellis, Garth Ennis, Neil Gaiman, Mark Millar, Grant Morrison.
Negli anni Ottanta le vendite delle avventure di Batman sono in forte crisi e la DC vuole chiudere la serie. Frank Miller si autocandida per rilanciare l'Uomo Pipistrello e ne discute a pranzo con i vertici della casa editrice. «Voglio fare Batman, voglio farlo ritornare come se fosse in pensione, come se fosse vecchio e irritabile, e mettergli dentro un po’ di Clint Eastwood». L’idea è vincente. Il suo Bruce Wayne è un uomo invecchiato che non indossa il costume dalla morte di Robin, avvenuta dieci anni prima. Ma la criminalità imperversa a Gotham City, per cui riprende la lotta contro il male, affiancato da un nuovo Robin, una giovane ragazza. La storia si svolge in un contesto tetro e opprimente, estremamente realistico (ci sono richiami alla Guerra Fredda e la televisione è una presenza invadente), dove Batman agisce come un giustiziere violento e arrabbiato. Il taglio cinematografico delle tavole e delle singole vignette, il dinamismo della narrazione e le atmosfere cupe hanno influenzato i registi Tim Burton e Christopher Nolan.
Nel 1986 Alan Oswald Moore è un eccentrico sceneggiatore inglese con i capelli lunghi e la barba incolta, appassionato di occultismo e impregnato di idee scientifiche. Crea Watchmen , opera rivoluzionaria inserita dal quotidiano The Times tra i 100 migliori romanzi in lingua inglese scritti dal 1923 a oggi, oltre a essere l’unico fumetto ad aver vinto il Premio Hugo (nel 1988).
Moore ambiva a scrivere «un Moby Dick dei supereroi, qualcosa che avesse quello stesso tipo di peso, quella stessa densità», per dirla con le sue parole. Obiettivo centrato in pieno.
Il titolo cita la massima di Giovenale Quis custodiet ipsos custodes e i sei protagonisti compongono un gruppo di esseri perfettamente umani (tranne il Dottor Manhattan, l’unico dotato di superpoteri) investiti del ruolo di giustizieri. Ognuno è rappresentato nel quotidiano, senza l’aura straordinaria tipica del supereroe, evidenziandone al contrario le idee politiche, le preferenze sessuali, l’inadeguatezza, l’integrità morale o l’amoralità. Le avventure di questi vigilantes pieni di difetti e fobie portano il lettore a riflettere sul potere e su come può essere usato in modi diversi da parte di chi lo detiene. Ciò fa di Watchmen un’opera estremamente attuale e insuperata nell’ambito dei comics. Dal punto di vista grafico, l’uso della classica griglia a nove vignette si deve al disegnatore Dave Gibbons, che nella realizzazione si è sbizzarrito inserendo innumerevoli dettagli, citazioni e rimandi interni.
A seguito di controversie legali con la DC, Moore ha disconosciuto l’omonimo film di Zack Snyder e la recente serie televisiva.
Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Watchmen sono opere che mostrano chiaramente come il fumetto di genere, grazie a una scrittura sofisticata, possa raggiungere lo status di opera d’arte letteraria. Parliamo di un prodotto di consumo, tradizionalmente considerato forma narrativa di secondo piano, che viene rinnovato con l’introduzione di temi più maturi e il ricorso a stili narrativi e grafici personali e innovativi. Non solo: Miller e Moore danno avvio alla decostruzione dell’archetipo del supereroe rendendo gli uomini in costume vulnerabili e mostrandoli nella loro quotidianità.
Nasce qui la tendenza a ritrarre i supereroi non più come personaggi integerrimi ma come esseri
tormentati i cui metodi violenti mascherano problemi psicologici e sessuali. Sono opere cupe e complesse, che hanno il merito di richiamare sul fumetto un’attenzione diffusa, sdoganandolo all’interno degli ambienti intellettuali.