A sangue freddo di Truman Capote venne pubblicato nel 1966. Il libro, nel quale lo scrittore americano descrive lo sterminio di una famiglia di agricoltori del Kansas da parte di due rapinatori, è universalmente considerato il primo esempio di romanzo non-fiction o romanzo-verità. Ma non è così. Infatti nove anni prima era uscita in Argentina un'opera letteraria che romanzava un'inchiesta giornalistica e trasformava un testo scritto in forma di romanzo nella denuncia di un vero crimine. Quel libro si intitolava Operazione Massacro, venne scritto dal giornalista Rodolfo Walsh (1927 1977) e adesso torna nelle librerie italiane, nella nuova traduzione di Bruno Arpaia, grazie a Edizioni Sur.
Il romanzo-verità di Walsh fu pubblicato in forma completa alla fine del 1957 per le Ediciones Sigla, ma nei mesi precedenti erano già uscite alcune anticipazioni sotto forma di articoli su quotidiani e settimanali. Il fatto eclatante, sul quale il giornalista-scrittore aveva lavorato per mesi interi, era la fucilazione clandestina (e illegale) di alcuni oppositori politici avvenuta nel giugno dell'anno precedente, quando la polizia provinciale di Buenos Aires arrestò dodici civili, li portò in una discarica isolata nei pressi del sobborgo di José León Suarez e li passò per le armi. Cinque di loro morirono, altri sette, benché feriti, sopravvissero e riuscirono a fuggire; ma per paura di ritorsioni tennero la bocca chiusa.
Erano tempi violenti. La giunta militare che l'anno prima aveva rovesciato con un golpe il governo Perón reggeva il Paese con il pugno di ferro e perseguitava chiunque fosse sospettato di simpatie peroniste o di sinistra. Il sollevamento del generale Juan José Valle, ufficiale fedele al caudillo esiliato, fornì a un altro generale, Pedro Eugenio Aramburu, presidente de facto dell'Argentina, il pretesto per una durissima repressione. Fra tanti, ci andarono di mezzo anche i dodici fucilati nella discarica di José León Suarez, benché non avessero nulla a che fare con l'alzamiento di Valle e taluni neppure con la politica.
All'epoca Rodolfo Walsh aveva trent'anni, lavorava come giornalista per alcune testate locali, era un appassionato di scacchi e tifava per l'Estudiantes di La Plata, città a sud della capitale. Dopo aver fatto vari lavori (impiegato, operaio, lavapiatti, commerciante di oggetti antichi) era finalmente riuscito a entrare nel mondo del giornalismo e aveva anche pubblicato un libro di racconti polizieschi, un'altra delle sue grandi passioni. L'incontro con la storia che avrebbe cambiato la sua vita, il massacro di José León Suarez appunto, avvenne in modo casuale nel bar che frequentava a La Plata ed è raccontato nelle prime righe del romanzo.
«La prima notizia sulle fucilazioni clandestine del giugno 1956 mi è arrivata per puro caso, alla fine di quell'anno, in un caffè di La Plata dove si giocava a scacchi, si parlava più di Keres o di Nimzowitsch che di Aramburu e Rojas, e l'unica manovra militare che godeva di una qualche rinomanza era l'attacco alla baionetta di Schlechter nella difesa siciliana. (...) Sei mesi dopo, in un'asfissiante sera d'estate, davanti a un bicchiere di birra, un uomo mi dice: Uno dei fucilati è ancora vivo. Non so cos'è che mi attira di quella storia vaga, lontana, piena di cose improbabili. Non so perché chiedo di parlare con quell'uomo, perché parlo con Juan Carlos Livraga. Però poi lo scopro. Guardo quella faccia, il foro nella guancia, il foro più grande sulla gola, la bocca spaccata e gli occhi opachi in cui continua ad aleggiare un'ombra di morte. Mi sento insultato, come mi ero sentito, senza saperlo, quando avevo sentito quel grido lacerante dietro la persiana. Livraga mi racconta la sua incredibile storia; gli credo subito».
Walsh si arma di taccuino e macchina fotografica e a poco a poco risale agli avvenimenti rimasti segreti per molti mesi: incontra i testimoni, le vedove e gli orfani, rintraccia anche altri fucilati che sono riusciti a sopravvivere e riesce a ricostruire con esattezza che cosa è successo davvero quella notte, documentando così l'episodio di terrorismo di Stato passato alla storia come «Operazione Massacro». Un lavoro giornalistico coraggioso e certosino, documentato fino all'ultima virgola; ma anche una prodigiosa opera letteraria, perché l'autore non sceglie il format del reportage, bensì del romanzo. Potremmo dire del romanzo noir: Walsh mantiene alta la tensione capitolo dopo capitolo, svela la verità un poco alla volta e descrive in prima persona anche le difficoltà che un giornalista incontra nel pubblicare una notizia tanto scomoda per il governo militare e nel trovare un editore disposto a dargli fiducia.
Appena uscito il libro fece scalpore soprattutto come strumento di denuncia politica, ma negli anni successivi venne rivalutato l'aspetto letterario, la novità assoluta del romanzo-verità e anche la qualità stilistica dell'opera, che oggi è considerata un caposaldo del romanzo noir politico sudamericano.
Come spesso accade a quelle latitudini, dove i confini tra letteratura e realtà si confondono, la vita di Rodolfo Walsh si concluse come in un poliziesco hard-boiled: entrato nelle file dei guerriglieri Montoneros dopo il colpo di Stato del 1976, l'anno successivo lo scrittore mandò ai giornali e ai corrispondenti stranieri una lettera aperta denunciando i crimini e gli abusi della giunta militare di Videla. Rimase coinvolto in uno scontro a fuoco con uno squadrone della morte che gli dava la caccia e il suo nome figura nel lungo elenco dei desaparecidos.