Capire l'attuale fase geopolitica mondiale non è facile. Mai, dalla seconda guerra mondiale, abbiamo assistito a una fase di rimodellamento degli equilibri del mondo come quello a cui stiamo assistendo. Dall'Iran al Medio Oriente, dalla Russia alla Cina al Sud America e l'Africa. E, ovviamente, l'Unione europea che sempre più appare inetta e inefficace, incapace di reagire alle sfide del tempo, bloccata nella smania di regole e regolette e burocrazia che si è autoimposta e la sta strangolando.
In momenti come questi, per cercare di orientarsi bisogna farsi un po' guidare da chi questi cambiamenti li ha vissuti dall'interno e ha contribuito a promuoverli da protagonista. Mike Pompeo, formatosi a West Point e ad Harvard, è stato prima direttore della Cia e poi segretario di Stato durante il primo mandato di Donald Trump. Per questo l'uscita del suo memoriale Mai un passo indietro. In lotta per l'America che amo (Liberilibri) è un'occasione unica per dare uno sguardo dietro le quinte del grande potere americano.
Come scrive Maurizio Molinari nel suo bel saggio introduttivo: «Nel panorama della politica internazionale contemporanea pochi protagonisti hanno lasciato un'impronta così marcata come Mike Pompeo. I l libro è molto più di un'autobiografia politica: è un vero e proprio manifesto che espone, senza ambiguità, la strategia geopolitica che ha guidato gli Stati Uniti dal 2017 al 2021 e che continua a influenzare profondamente il dibattito internazionale. Per un lettore italiano ed europeo queste pagine aiutano a comprendere meglio l'America di Trump. Pompeo ci invita a riflettere su temi fondamentali: qual è oggi il ruolo dell'Occidente in un mondo multipolare? Come si difendono le democrazie di fronte alla disinformazione e alla guerra ibrida? Qual è il confine tra compromesso e resa?».
Quelli che possono considerarsi i successi della prima amministrazione Trump sono stati colti principalmente in politica internazionale, e Pompeo è stato il regista di queste operazioni: dall'uscita dall'accordo sul nucleare con l'Iran (catastroficamente voluto da Obama e che aveva ridato
benzina a quell'orrendo regime), alla sfida sul piano commerciale e geostrategico con la Cina, passando per lotta all'estremismo islamico, al tentativo di distendere i rapporti con la Corea del Nord, fino agli storici «Accordi di Abramo» per portare a una normalizzazione delle relazioni tra i Paesi arabi e Israele. Insomma una figura epocale.
Al centro dell'attività di Pompeo, se da un lato c'è sempre stata l'idea guida dell'«America First», c'è sempre stata anche la certezza che l'America non deve essere sola ma, anzi, la nazione
guida di un Occidente che deve essere unito sotto i valori del liberalismo e dell'eredità cristiana. Una visione forte, chiara, che andrebbe recuperata con decisione, e che la fiacca Europa attuale è incapace di comprendere.